This Ending – Recensione: Dead Harvest

I This Ending arrivano così al secondo disco con le stesse premesse che avevano accompagnato il debutto: aggiornare appena un poco il classico swedish-death già sponsorizzato con il vecchio monicker A Canarous Quintet agli albori del movimento, quanto basta per non apparire troppo datati. Spazio a sonorità più moderne ne concedono infatti, ma solo per via dei suoni secchi e puliti dal taglio industrial-metal (vagamente Fear Factory) e degli arrangiamenti di tastiera più synth rispetto agli standard classici. L’insieme ci ricorda stilisticamente una band come i conterranei Hypocrisy (con più di una spruzzata di Dark Tranquillity), ma i This Ending, se pur discutibili in quanto ad originalità, evitano fortunatamente di scendere nella scopiazzatura, mettendo una punta di personalità nella composizione. Difficile criticarli senza apparire troppo severi: in fondo il loro genere lo sanno suonare, dimostrano solidità invidiabile e compongono brani terribilmente banali, ma sempre piuttosto riusciti. Le canzoni sono strutturate in modo semplice, raramente veloci e studiate per avere impatto, ben sostenute dagli arrangiamenti e rigorosamente venate della melodia tipica dello swedish sound. Da segnalare soprattutto il drumming corposo di Fredrik Andersson (anche membro degli Amon Amarth) e un buon gusto nel dosaggio degli assoli di chitarra. Non cambieranno il mondo i This Ending, ma restano un gradino sopra a quelle band nate solo per fare numero. Discreti.

Voto recensore
6
Etichetta: Metal Blade / Audioglobe

Anno: 2009

Tracklist: 01. Trace of Sin
02. Parasites
03. Machinery
04. Instigator of Dead Flesh
05. Dellusionists
06. Army of the Dying Sun
07. Dead Harvest
08. Tools of Demise
09. Deathtrade
10. The Asylum
Sito Web: http://www.myspace.com/thisending

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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