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Ragdolls – Recensione: Dead Girls Don’t Say No

Mai occasione poteva essere più propizia per farsi conoscere. I Ragdolls busseranno alle porte del pubblico italiano all’inizio di marzo per un breve tour di tre date, un periodo che segue di poco la pubblicazione del loro primo album. Il look da zombie e i continui riferimenti a tematiche legate all’horror e ai suoi personaggi più comuni, ad Halloween (“are you ready for the worst Halloween of your life?” si domanda in “Halloween Night”) e all’alcol sono immediatamente riconoscibili, e sono sicuramente alcuni fra i motivi per cui l’italiana logic(il)logic si è interessata a loro. Naturalmente, come spesso accade quando si ha a che fare con band legate contemporaneamente al punk e al glam, tutti questi riferimenti vanno considerati nella loro accezione ironica. Musicalmente parlando, i Ragdolls scelgono di eseguire brani contaminati, dove i riff veloci e i ritmi serrati si riallacciano alla tradizione punk, alcuni effetti vocali rimandano a stili estremamente moderni, mentre il look e alcune tematiche (specialmente quelle riferite al gentil sesso) sono di chiara ispirazione glam. La voce graffiante e versatile di Vikki Violence è un elemento fondamentale, grazie alla sua capacità di passare con facilità da un urlo spettrale a un roco bisbiglio, risultando sempre adeguata. Poche le parti strumentali, anche se non mancano brevi assoli di chitarra, come quello di ‘Gravediggers Dance’. I quattro svedesi riusciranno a strappare un sorriso anche ai puristi più solidamente attaccati alla tradizione dell’Heavy Metal, specie non appena si saprà che uno dei brani di esordio si intitolava ‘All Emo Kids Must Die’. In caso contrario, guardatevi le spalle, perché l’arrivo di questi quattro giovani necrofili è imminente.

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