Mayhem – Recensione: De Mysteriis Dom Sathanas

Quando il black metal faceva paura. Correvano i primi anni ’90 e una vera “big thing” si preparava a colpire la scena musicale. Il teatro delle operazioni era il Nord Europa, dove sempre più numerosi gruppi di ragazzi poco più che adolescenti iniziarono a gridare la propria rabbia in modo criptico e spaventoso, trovando come forma di aggregazione un calderone dove ribollivano in maniera confusa ideologie pagane, politiche distorte, satanismo, esaltazione della guerra. Tante idee e ben confuse, è vero, ma che inevitabilmente crearono un lascito culturale da non sottovalutare, ancora oggi argomento di discussione tra cosa dovrebbe essere (o non essere) attitudine incorrotta. I Mayhem, poi diventati “The True Mayhem” per questioni di omonimia, videro i loro natali nel 1984 e inizialmente (per forza di cose, quando il concetto di metal estremo era legato a Venom, Bathory, Celtic Frost e al death metal americano) dediti a un thrash/death nichilista e punkeggiante che tuttavia preparava il sentiero a qualcosa di terribile e oscuro. Ecco dunque “De Mysteriis Dom Sathanas”, il disco black metal per antonomasia, surrogato di odio e misantropia, opera in musica delle idee sfociate nel proselitismo di Euronymous. Uscito postumo alla morte del mastermind, ucciso da Varg Vikernes nell’agosto del 1993 (forse il più noto tra i tanti fatti di cronaca nera animati dai sostenitori del genere), “De Mysteriis Dom Sathanas” è realmente il Diavolo in Musica, un arcano grido di rabbia, un labirinto infernale dal quale non esiste una via d’uscita. Le ritmiche dell’album, ovvero tappeti di riff scarnificanti e veloci, una sezione ritmica tellurica ma altrettanto tecnica (per quanto le tecnologie usate potessero consentirlo), divennero a tutti gli effetti gli elementi caratteristici del genere, come già segnala l’opener “Funeral Fog”, vero manifesto nichilista. Ma il disco nel suo complesso, contiene dei reali epigoni. E’ impossibile non rimanere disturbati all’ascolto di “Freezing Moon”, dalle atmosfere ancora più oscure e lente, guidata dal diabolico ululato di Attila Csihar, la migliore scelta per interpretare i testi che furono scritti dal leggendario Dead, morto suicida nel 1991. Attila non canta, non usa nemmeno un vero e proprio screaming, ma passa da reali urla di resa e dolore a un diabolico sussurrato che tutto ricorda fuorchè la voce umana. Se “Cursed In Eternity” e “Pagan Fears” sono pura distruzione che mettono sugli scudi il talento e la velocità di esecuzione di Hellhammer (oltre alle linee di basso di Vikernes), “Life Eternal”, lenta e sofferta, appare come uno degli altri pezzi fondamentali del lotto, con qui riff lisergici tessuti da Euronymous e Attila che declama una nenia straziante. “From The Dark Past” colpisce con la sua natura epica, ma la Messa Nera non è ancora conclusa. La titletrack arriva e spazza via tutto come la peste, cruda, esoterica testimonianza di una effettiva ricerca musicale, con Attila che salmodia dei testi in latino. “De Mysterris Dom Sathanas” non si è dunque limitato a gettare le basi del black metal, ma lo ha realmente plasmato, nella sua accezione più incontaminata e distante da ogni logica commerciale. Controverso, affascinante, storico. E forse quei ragazzi che vi suonarono e volenti o nolenti entrarono nel mito, non avevano idea di ciò che stavano per creare.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Deathlike Silence

Anno: 1994

Tracklist:

01. Funeral Fog
02. Freezing Moon
03. Cursed In Eternity
04. Pagan Fears
05. Life Eternal
06. From The Dark Past
07. Buried By Time And Dust

08. De Mysteriis Dom Sathanas


Sito Web: http://www.thetruemayhem.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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