Pan.thy.monium – Recensione: Dawn Of Dreams

Pensieri in libertà: questo l’unico modo per descrivere Dawn of Dreams.

Death Metal nella sua forma più evoluta, nel momento di massimo picco per il genere, svincolatosi dalla tradizione ed in cerca di una nuova via più matura. Ennesimo esperimento di uno dei guru del Death Metal, Dan Swano, i pan.thy.monium sono evidentemente un laboratorio: il disco e’ schizofrenico, a volte farraginoso, difficile da seguire nel caleidoscopico mutare di riffs, spiazzante, magari un po’ pretenzioso per l’epoca (ma non era un problema solo dei pan.thy.monium). Una lunga sinfonia, il numero ed il titolo dei brani non e’ indicato sulla copertina, il passaggio da un movimento all’altro si intuisce unicamente osservando la superficie del vinile: un’unica traccia su un lato, sei sull’altro (sul vinile non è neanche indicato quale sia il lato A e quale il lato B, come se l’ordine d’ascolto fosse irrilevante).

Non esiste una vera soluzione di continuità tra i brani, il disco è una serie di immagini cupe e spaventevoli che si rincorrono e s’intrecciano: Death nordeuropeo in certi momenti, Doom in altri, accelerazioni con scream vocals, una sezione ritmica mai eccessiva, voce dall’oltretomba (il cantante è Robert Karlsson, che poi sostituirà Swano negli Edge of Sanity), momenti di pura follia con comparsate di clarinetti, sax, organetti da fiera, uccellini che cantano, sussurri da film horror ottantiano. Il disco richiede attenzione, molta, a volte troppa, e scivola facilmente in background alla prima distrazione, ma anche sulla lunga distanza continua ad offrire sorprese, molte delle sue facce restano nascoste a anche dopo numerosi ascolti. Ovviamente un disco per amanti del genere, sconsigliato a chi non ha tempo da dedicargli ed a chi cerca musica "easy listening".

Etichetta: Osmose Productions

Anno: 1992


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