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Dave Ellefson: Live Report e foto della data di Lugagnano Di Sona (VR)

Il pubblico delle grandi occasioni si è riunito al Club Il Giardino per una delle date italiane di Dave Ellefson, che torna in Italia dopo circa un anno e mezzo dal suo tour insieme a Jeff Scott Soto. Il locale registra il tutto esaurito, ma non per questo vengono meno alcuni tratti salienti per tutti i concerti al Club Il Giardino, prima fra tutti una qualità sonora eccellente.

BAD As

Dispiace, a questo punto, dover esprimere un giudizio non proprio positivo sui BAD As, band di apertura della serata. Questo giudizio non dipende comunque dalla bravura dei singoli musicisti, in una formazione in cui spicca soprattutto Alberto Rigoni, già bassista degli ottimi Twinspirits e autore di diversi album solisti di grande originalità. L’impressione che rimane però, al di là delle capacità dei singoli, sia quello di una formazione che difetta ancora di amalgama, e con brani che non arrivano da nessuna parte e lasciano in testa solo un senso di confusione. Il fatto che non si riesca a individuare un genere di riferimento non è un male in sé; ma in questo contesto la mancanza di riferimenti chiari diventa uno altro punto che va contro questo progetto. I margini di miglioramento ci sono tutti, immaginiamo che alla prossima occasione il parere sarà migliore.

DAVE ELLEFSON

A differenza di quanto successo nel tour fatto insieme a Soto, a cui si accennava qua sopra, Ellefson da solista dà grande spazio al repertorio dei Megadeth, tirando fuori dal cilindro i grandi classici, irrinunciabili, del repertorio della band, ma anche alcune sorprese inaspettate. Ellefson appare rilassato, a suo agio cricondato da una formazione che schiera alcune eccellenze del metal italiano, come Titta Tani alla voce e Andrea Martongelli alla chitarra solista. Le prime file del club sono occupate da un’invasione pacifica di appassionati che appartengono a diverse generazioni, ma questo non impedisce di percepire tutta l’energia che dirompe da Ellefson e dalla band che lo accompagna. Si inizia alla grande con “Skin O’ My Teeth” e una sempre ottima “99 Ways To Die“, uno di quei brani dei Megadeth che dovrebbero essere recuperati non solo in serate come questa. Ellefson fa presentazioni accurate, quando parla lo fa con carisma e usando parole misurate, da cui comunque traspare tutta la passione per la musica che lo ha coinvolto sin dall’infanzia. Niente commenti negativi, nessuno spazio per le nostalgie del passato, e anche le cover che vengono eseguite nel corso del live sono dense di energia. Il pubblico tace solo in un momento, quando cioè viene eseguita la cover di “Not Fragile” dei Bachman Turner Overdrive, non perché il brano non meriti attenzione ma perché, forse, è un pezzo un po’ meno noto rispetto agli altri. Ellefson però dimostra di tenere in modo particolare ai BTO e all’album omonimo al brano pubblicato, infatti lo introduce ricordando di esserne stato “folgorato” nel momento della sua pubblicazione, nel 1974, quando era un ragazzino di dieci anni. Come detto, però, non viene lasciato spazio alla nostalgia, e c’è modo di eseguire anche alcuni brani della collaborazione recente con Soto, come “Celebrity Thrash”, “Like A Bullet” e “Simply Truth”. Anche l’altra cover della giornata incuriosisce; si tratta di “Over Now” di Post Malone, che fa da preludio alla parte conclusiva del live. Ed è di nuovo il momento dei classici dei Megadeth, con una carrellata esplosiva che scatena i presenti al suono di pietre miliari come “Countdown To Extintion“, “Lucretia”, “Take No Prisoners” e “Tornado Of Souls“. La presentazione dei componenti della band è l’occasione per lanciare un’altra cover, ovvero “Love Me Like A Reptile” dei Motörhead, con cui si chiude la parte ufficiale del live. Tempo pochi minuti ed ecco che Ellefson torna in scena per un momento ancora più dedicato ai classici senza tempo. Si inizia con una scatenata cover di “Anarchy In The U.K.” e si chiude con l’accoppiata fulminea composta da “Symphony Of Destruction” e “Peace Sells…“. Una serata in cui abbiamo avuto modo di rivedere da vicino un musicista che ha fatto la storia dell’heavy metal e che non sembra avere avuto il minimo cedimento. Occasioni come questa, in cui si può ammirare un artista del calibro di Ellesfon da distanza ravvicinata, ci permettono di ricordare come il metal sia, certo, fatto da grandi spazi e da concerti quasi oceanici, ma anche e soprattutto da locali piccoli e da grandi nomi che di irraggiungibile hanno ben poco. Il luogo del concerto ha svolto quindi un ruolo importante, e l’occasione è particolare anche perché il Club Il Giardino ospita per la maggior parte live incentrati su generi come progressive rock, folk e rock classico (con le dovute eccezioni; alcuni anni fa, per esempio, ci fu un concerto di Corey Clarke dei Warrior Soul), ma anche lo sconfinamento nel metal porta i suoi frutti.

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