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Darkwell – Recensione: Moloch

Con “Moloch”, gli austriaci Darkwell approdano al loro terzo full length di studio e lo fanno all’insegna di un gothic rock che si affida questa volta alla voce di Alexandra Pittracher, subentrata a Stephanie Luzie dopo la decisione di quest’ultima di perseguire la carriera politica invece di quella musicale.

Il problema di questo disco è una certa povertà di idee e, nonostante l’esordio musicalmente promettente e scoppiettante della opener e title-track “Moloch”, il prosieguo del brano non riesce a convincere appieno. Strano a dirsi per una band che si muove nell’orizzonte del gothic rock/metal, ma uno dei punti di debolezza dei Darkwell sembra essere proprio la voce, che non solo non trascina nè emoziona, ma finisce addirittura con l’appiattire del tutto dei brani che, pur nella loro semplicità melodica, avrebbero potuto essere valorizzati da una timbrica o un’esecuzione più coinvolgente.
Tra i pezzi più meritevoli si collocano “Yoshiwara”, che mostra a tratti degli spunti quasi progressive ed amalgama una certa dose di elettronica che non guasta, l’orecchiabile “Save My Sight” e “Im Lichte”. Quest’ultima traccia aggiunge alcuni elementi interessanti all’ensemble e, grazie alla presenza del cantanto in tedesco (che si rivela per una volta più coinvolto ed emotivo) e di una riconoscibile componente folk, mostra lo spiraglio di una strada che avrebbe potuto essere maggiormente battuta e approfondita nell’intero platter.

Non ce la sentiamo di assegnare la sufficienza ad un album che, pur non essendo del tutto da buttare, non può che passare inosservato in un panorama già ampio e che offre certo di meglio in questo genere musicale. Senza infamia e senza lode, che nel mondo della musica di oggi è forse il peggiore dei difetti.

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