Darkthrone – Recensione: Transilvanian Hunger

Correva l’anno 1994 e per quanto i media tentassero di spingere ogni tipologia di crossover mentre il metal classico viveva un periodo di crisi, la vera “big thing” era arrivata dai paesi nordici, in particolare dalla Norvegia. I Darkthrone videro i loro natali nel 1986 con il nome Black Death (per poi cambiarlo giusto un anno più tardi) e dopo un breve periodo in cui il gruppo fu dedito a un death metal tecnicamente curato ma piuttosto derivativo e scolastico, accadde qualcosa che stravolse del tutto il concetto di estremo.

Il black metal era ormai una realtà consolidata e non più soltanto la definizione creata ad hoc per indicare il sound di gruppi “più cattivi” come potevano essere i Bathory, i Mercyful Fate, i Venom o i Celtic Frost. La fiamma nera aveva dato vita a un vero e proprio movimento culturale che si manifestava tramite la musica e soprattutto attraverso una specifica iconografia e la condivisione di un’appartenenza a una sfera ideologica in cui confluivano (a volte molto ingenuamente, ma riscrivendo di fatto i dettami della ribellione giovanile di una specifica area geografica) paganesimo e satanismo.

Al di là di questo lascito sociologico, ben più interessante prima che la macchina del music business si mettesse in moto scoprendo le potenzialità commerciali del genere, furono proprio i Darkthrone ad “andare oltre” con “Transilvanian Hunger”. Benchè prodotti simili all’epoca furono anche abbastanza snobbati dai canali dedicati e spesso liquidati come “rumore” o “ignoranza”, il quarto disco del two-piece norvegese fece suonare inevitabilmente un campanello d’allarme, perchè mai prima di allora (o meglio, forse i Mayhem con “Pure Fucking Armageddon” e “Deathcrush”, ma era troppo presto e non c’era nessuna logica) qualcuno tentò la strada di un lavoro tanto crudele e privo di compromessi. Eppure fatto maledettamente bene, senza nulla fuori posto.

Composto e registrato dal solo Fenriz presso i Necrohell Studios (probabilmente la sua stanza da letto) in due settimane, mentre Nocturno Culto registrò poco tempo dopo le parti vocali, “Transilvanian Hunger” è un’opera buia, istintiva, un grido di rabbia contro tutte le possibili convenzioni. Come il punk e più del punk. Volutamente mal prodotto, fangoso e disturbante, il disco ha il grosso pregio di infilare alcune delle tracce più ipnotiche e leggendarie che il panorama ricordi. Non solo la celebre titletrack, uno dei brani ancora oggi più conosciuti e presi ad esempio da chi è rimasto fedele a certi canoni: due riff in croce, una sezione ritmica che più statica non si può e una voce che pare un lamento che si leva dai meandri dell’Inferno. Nonostante questo, “Transilvanian Hunger” possiede una subdola e malvagia bellezza grazie all’mpatto emozionale che provoca. Che poi è l’unica carta giocata per forza di cose da Fenriz e Nocturno Culto, quando il disco composto è un sunto di ferocia primitiva e crudele minimalismo. Senza tecnica esecutiva, senza una forma canzone che si perda nelle rifiniture.

I poco meno di quaranta minuti di ascolto si risolvono in brani che non differiscono l’uno dell’altro ma riescono a mantenere la tensione altissima. La furia di “Over Fjell Og Gjennom Torner”, “Skald Av Satans”, “I En Hall Med Flesk Og Mjød” e “En Ås I Dype Skogen” sono puro manifesto nichilista, muri di suono che nelle loro algide melodie non fanno prigionieri.

“Transilvanian Hunger” non è soltanto un disco di black metal, ma l’opera che ne dipinge il volto bestiale, perfettamente consapevole del suo potere distruttivo.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Peaceville Records

Anno: 1994

Tracklist:

01. Transilvanian Hunger
02. Over Fjell Og Gjennom Torner
03. Skald Av Satans Sol
04. Slottet I Det Fjerne
05. Graven Tåkeheimens Saler
06. I En Hall Med Flesk Og Mjød
07. As Flittermice As Satans Spys
08. En Ås I Dype Skogen


Sito Web: https://www.facebook.com/pages/Darkthrone/101075189934422

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Giovanni

    capolavoro inarrivabile del black metal norvegese. Mi ricordo all’epoca lo troncarono in diverse riviste, non trovandomi ovviamente d’accordo, soprattutto Costantino (non ricordo il cognome ma era uno dei più importanti recensori) su FLASH lo bocciò inesorabilmente, non riconoscendo che dietro quella poca qualità sonora e quell’ipnotismo musicale c’era l’essenza del genere….

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