Unearth – Recensione: Darkness In The Light

Nonostante il grande successo ottenuto nel giro del metalcore impregnato di passaggi melodici gli Unearth non hanno mai davvero brillato per personalità e superiorità artistica.

Non sorprende quindi il fatto che “Darkness In The Light” sia un disco assolutamente di maniera, un album che si appoggia in tutto e per tutto sugli standard classici del genere che hanno fatto la fortuna non solo della band, ma di un intero movimento.

Tutto quello che si può sentire nelle tracce qui raccolte è stato ripreso e riadattato, dai passaggi più strettamente metal che sanno di In Flames/Arch Enemy (e più in generale swedish death) lontano chilometri, a quelli più quadrati e attinenti alla scena metalcore classica americana, fino al solito riffing a la Pantera (qui ben citati di in più di un brano – “Coming Of the Dark”, ad esempio – e in certi soli sparsi nei pezzi).

Con questo non intendiamo certo dirvi che “Darkness In The Light” sia un disco inascoltabile, visto che pur nella loro banalità i brani non mancano di tiro e incisività, ma una formula già di base tanto derivativa e in più ripetuta allo sfinimento da mille band nel corso degli ultimi anni non può onestamente che creare un senso di repulsione istantaneo.

Superato quello ci si rende conto che tralasciando il discorso originalità gli Unearth sanno come far girare le melodie nei brani a farcire con una certa potenza le percussioni ritmiche alla base delle composizioni.

Peccato solo che tali doti vengano messe al servizio di canzoni troppo simili a quelle già ascoltate in passato per farne nuovi inni di genere.

Immobili.

Voto recensore
6
Etichetta: Metal Blade

Anno: 2011

Tracklist:

01. Watch It Burn
02. Ruination Of The Lost
03. Shadows Of The Light
04. Eyes Of Black
05. Last Wish
06. Arise The War Cry
07. Equinox
08. Coming Of The Dark
09. The Fallen
10. Overcome
11. Disillusion


Sito Web: http://www.myspace.com/unearth

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. andrellibus

    sono in parte in disaccordo con la recensione, secondo me gli unearth in ambito metalcore sono tra le band con il miglior reparto chitarre e ci sono pochi altri gruppi in grado di competere con i loro riff melodici da sempre molto ispirati, che poi il disco non sia particolarmente rivoluzionario rispetto ai precedenti, sono d’accordo, anche perchè penso che con il precedente the march abbiano trovato il loro stile, che in realtà tra gli appassionati di metalcore è molto riconoscibile

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi