Cage – Recensione: Darker Than Black

I Cage, da San Diego, suonano l’unico vero power, ossia quello statunitense, che vede come epigoni i Metal Church e i Vicious Rumors, o i più recenti Iced Earth. Il sound dei Cage, prettamente americano e possente, si pone stilisticamente a cavallo di queste band, con un’aggiunta di violenza e tecnica tipiche degli Helstar ed un approcio melodico che ricorda i Judas Priest di ‘Painkiller’. Con ‘Darker Than Black’, terzo sigillo della carriera, i Cage coniano quel che sino ad ora è senz’altro il loro miglior CD. Punti di forza della band sono l’incredibile potenza del cantante Sean Peck e le rasoiate delle due twin guitars. Sean risulta l’arma vincente in molti brani quali l’impressionante, potentissima ‘Blood Of The Innocent’ (il coro è da sentire ed ammirare!) o la più moderna ‘Philadelpia Experiment’. Non mancano momenti più oscuri e riflessivi, particolarmente opprimenti, come ‘Secrets Of Fatima’. Nel complesso però il mood dell’album è proprio incentrato sul potenziale di tecnica e possanza che il power americano sa sfornare a piene mani! Interessante è poi la bonus track in spagnolo di ‘Chupacabra’; per la prima volta una band di lingua madre inglese si fa sedurre da una lingua di ceppo latino! Che sia l’inizio di una svolta?

Voto recensore
7
Etichetta: Massacre / Self

Anno: 2003

Tracklist:

Tracklist: Darker Than Black (Intro) / Kill The Devil / Chupacabra / Blood Of The Innocent / Eyes Of Obsidian / Philadelphia Experiment / March Of The Cage / White Magic / Door To The Unknown / Secrets Of Fatima / Wings Of Destruction / bonus track: Chupacabra (in spanish language)


leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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