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Dark Avenger – Recensione: Tales Of Avalon: The Lament

I Dark Avenger sono una band brasiliana atipica. A differenza di molti connazionali, usciti sul mercato nel boom del power metal a fine anni ’90 e palesemente ispirati agli Angra, che in quel periodo andavano per la maggiore, i nostri hanno cercato fin da subito di mostrare un’identità propria. Lontani dai sinfonicismi del gruppo di André Matos e lasciate in disparte le tentazioni progressive con l’influenza della propria terra, i Dark Avenger avevano sposato la causa del power metal più energico e diretto, figlio dell’heavy classico dei Maiden. E così, dopo un sorprendente album omonimo uscito addirittura nel lontano 1995, il combo carioca aveva dato alle stampe nel 2001 “Tales Of Avalon – The Terror” ed addirittura dodici anni dopo, la seconda parte “The Lament“. L’idea della nostrana Scarlet è di riproporre quest’ultimo lavoro, uscito solo in patria, in attesa del nuovo disco, in programma per l’autunno.

Tales Of Avalon – The Lament” è un ottimo esempio di power metal maturo, che può contare su un guitar riff roccioso e, di tanto in tanto, utilizza intelligentemente le keys per dare un tocco in più all’atmosfera. Ottima in questo senso l’opener “From Father To Son“, così la quasi sinfonica “Broken Vows“, in cui domina l’ugola d’oro di Mario Linhares, che non azzardiamo a paragonare a Dickinson (con le dovute proporzioni, s’intende) per timbrica e potenza. L’album ci presenta undici song di buona fattura, anche articolate nei passaggi strumentali (“Dead Yet Alive“),  tra calvalcate ottantiane a momenti dall’incedere maggiormente power, nella migliore tradizione teutonica.

I Dark Avenger rappresentano un gradito ritorno per tutti gli estimatori del power metal, che non devono lasciarsi sfuggire l’occasione di ascoltare la ristampa di questo “Tales Of Avalon – The Lament“. Augurandoci che l’imminente e già annunciato “The Beloved Bones” ci riconsegni la band carioca sugli stessi, buoni livelli.

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