Dark Tranquillity + Moonspell + Hiraes: Live Report della data di Padova

Il primo maggio si tinge di blu e giallo a Padova per il ritorno della band svedese di melodic death metal più apprezzata nel Belpaese: i Dark Tranquillity. A quasi un anno dall’uscita del loro ultimo lavoro, “Endtime Signals“, tornano per la seconda volta nel giro di pochi mesi con un tour europeo, toccando alcuni dei Paesi saltati nella prima parte, tra cui l’Italia. A eccezione dei finlandesi Wolfheart, che non prenderanno parte a questa seconda tranche del tour, il bill della serata resta invariata e vedrà la band tedesca Hiraes aprire la serata e scaldare il pubblico, prima di lasciare spazio a due nomi di grande rilievo: i Moonspell – per la gioia dei fan che non erano riusciti a vederli la scorsa estate al Metal Park, a causa di una cancellazione dell’ultimo minuto – e i già citati Dark Tranquillity, indiscussi headliner della serata. Lo show si terrà all’Hall di Padova, una location dall’atmosfera industriale e facilmente raggiungibile.

HIRAES

Il calore del sole in questa giornata quasi estiva si fa sentire anche all’interno del locale, e l’atmosfera creata dai raggi che filtrano dalle finestre suscita in me un dolce ricordo da festival. Gli Hiraes, infatti, si esibiranno alla luce del giorno, davanti a un pubblico già numeroso fin dall’inizio del live. La scelta di organizzare questo evento in un giorno festivo si rivela decisamente vantaggiosa. La band, sotto contratto con Napalm Records, propone in questo breve slot a disposizione alcuni brani tratti dai suoi due lavori: “Solitary“ e l’ultimo “Dormant“. Sebbene il suono non risulti particolarmente definito e il mixing non sia dei migliori, riusciamo comunque a goderci lo show, grazie a una proposta di melodic death metal che richiama alla mente gruppi come Soilwork e Arch Enemy. Nonostante non eccellano particolarmente in termini di songwriting, le loro composizioni presentano comunque venature molto piacevoli. Gli Hiraes tengono il palco con stile e professionalità, anche perché più della metà della band vanta un background tutt’altro che trascurabile: a parte la cantante Britta Görtz, tutti gli altri membri provengono dai Dawn of Disease una band che nella propria carriera ha creato diversi buoni lavori. Detto questo, la band che già lo scorso anno, quando li vidi a Londra, mi aveva fatto una buona impressione si riconferma un ascolto piacevole e una scelta più che azzeccata come apertura per i nomi di punta della serata, cosa ahimè non sempre scontata.

MOONSPELL

Accompagnati da un’ovazione generale, i Moonspell salgono sul palco dell’Hall e, guidati dal carismatico Fernando Ribeiro, danno il via a uno show capace di mettere d’accordo un po’ tutti. I ritmi si fanno più lenti e i testi più intensi, dando vita a un incantesimo sonoro che avvolge il pubblico grazie alle composizioni ipnotiche della band portoghese. La grandissima personalità dei nostri vale da sola il prezzo del biglietto: i trent’anni di carriera si vedono e si sentono tutti, con un livello qualitativo altissimo e una presenza scenica invidiabile. I Moonspell attraversano buona parte della loro discografia, offrendo al pubblico un piccolo ma significativo assaggio di ciò che sono stati e continuano a essere. Purtroppo, anche in questo caso, come accadrà poi anche con i Dark Tranquillity, i suoni lasciano un po’ a desiderare: c’è troppa dispersione e il basso di Sérgio Crestana si sente a malapena, un vero peccato. Nonostante ciò, lo show prosegue con brani come “Night Eternal“, “Finisterra” e “Magdalene“, conquistando completamente il pubblico, che canta insieme alla band e si lascia trasportare in un viaggio nella dolce oscurità creata dai portoghesi. Fernando si conferma un frontman con la F maiuscola, capace di catturare gli sguardi e l’attenzione dei presenti per tutta la performance, grazie a un timbro vocale che unisce potenti clean a un growl/distorto unico nel suo genere. Gli applausi dopo ogni brano e i cori del pubblico non si spengono mai, fino ad arrivare agli ultimi due pezzi: “Alma Mater” e “Full Moon Madness“, che chiudono perfettamente la loro esibizione. Una performance magistrale da parte di una band che, pur non rientrando tra i miei ascolti abituali, è riuscita ancora una volta a convincermi dal vivo. Alla prossima data non mancherò.

DARK TRANQUILLITY

Final act della serata: gli headliner Dark Tranquillity, una band che il pubblico italiano conosce molto bene e che è riuscita nuovamente a colpire nel segno con l’ultimo lavoro in studio, “Endtime Signals“. Un disco che non solo esprime tutta la forza della nuova lineup, ma mostra anche un chiaro desiderio di tornare alle sonorità del passato, grazie ai mastodontici riff confezionati da Johan Reinholdz, che rendono omaggio a chi lo ha preceduto nel ruolo di chitarrista nella storica band svedese. A inaugurare il concerto è “The Last Imagination“, primo singolo del nuovo album e anche prima traccia in scaletta: una scelta azzeccata per presentare il nuovo materiale, anche se la potenza di “Encircled“(che in passato apriva i live della band ndr) è un po’ mancata. Sul palco, come da tradizione, i Dark Tranquillity non deludono: il comparto chitarre funziona alla perfezione, e Peter Lyse Karmark ha finalmente colmato quel vuoto che si avvertiva da tempo. Già al Metal Park ci aveva convinti, e oggi, con il suo carisma, la sua tecnica e la sua presenza scenica, si riconferma pienamente all’altezza. Lo spettacolo dei Dark Tranquillity è sempre una garanzia, sia per l’impatto visivo, tra luci, colori e atmosfere, sia per la passione che la band trasmette. E poi c’è lui: Mikael Stanne, un frontman difficilmente eguagliabile per presenza, voce e coinvolgimento. Ma non sono tutte e fiori, purtroppo i suoni non sono stati all’altezza: il mixing ha penalizzato il live, con la chitarra ritmica spesso troppo bassa e il basso di Christian Jansson quasi impercettibile. Un vero peccato, soprattutto considerando il ricordo del loro ultimo concerto in Italia, che sotto l’aspetto sonoro ci aveva pienamente convinti. La setlist si concentra principalmente sull’ultimo lavoro in studio, e se brani come “Shivers and Voids” colpiscono nel segno, altri — come “Wayward Eyes“ non riescono del tutto nell’intento. Nonostante un ritornello efficace e facilmente cantabile, infatti, il pezzo smorza leggermente la frenesia che aveva caratterizzato l’inizio dello show. Si torna poi su lidi sicuri con vecchie glorie come “Lost to Apathy“, “ThereIn” e “Forward Momentum“, che fanno letteralmente esplodere il pubblico e alimentano l’energia dei pogatori al centro della platea. Si arriva quindi a “Cathode Ray Sunshine“, brano ormai in pianta stabile nella scaletta della band dal 2022, destino che mi auguro possa accadere anche a “Empty Me“, tratta da “Fiction“, mai suonata dal vivo prima del tour del 2024. Un’aggiunta di grande valore, un pezzo potentissimo che fonde una batteria martellante con riff di chitarra senza tempo. In un attimo si arriva alla parte finale del set, con gli ultimi tre brani. I Dark Tranquillity tornano a suonare live “The Wonders at Your Feet“, che, come ricorda Stanne dal palco, fu eseguita per la prima volta in Italia 25 anni fa. Il pubblico la accoglie con entusiasmo, prima di passare a un altro must: “Lost to Apathy“, e infine all’immancabile chiusura con “Misery’s Crown“, durante la quale Stanne scherza con il pubblico, consapevole che questo è ormai il brano con cui chiudono ogni concerto. I cori si alzano, qualcuno salta come una molla, mani si tendono verso il palco a formare le classiche “corna”. Il concerto è finito. Non mancano la foto di rito e il lancio dei cimeli verso il pubblico. Ora non resta che prepararsi per rivederli a settembre, al Metalitalia Festival, che si terrà al Live Club di Trezzo sull’Adda.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi