“We are the outstretched fingers that seize and hold the wind”
Siamo a circa due mesi di distanza dai festeggiamenti ufficiali per uno degli album fondamentali e più importanti della storia del metal svedese: “The Gallery”, capolavoro gialloblù che il 27 novembre 1995 venne pubblicato in tutto il mondo dall’etichetta indipendente francese Osmose Production.
Giusto per dare un’infarinatura generale su cosa successe quell’anno: sebbene “The Gallery” sia, a parere di chi scrive, una delle uscite più rilevanti del 1995, non possiamo dimenticare altri capolavori. Negli Stati Uniti i Death pubblicarono “Symbolic“, un lavoro tecnicamente avanzato e con forti linee progressive; i vicini di casa Morbid Angel presentarono “Domination“; mentre più a nord i Suffocation proponevano il brutale “Pierced From Within“. Nel Regno Unito i Paradise Lost fecero uscire uno degli album destinati a diventare tra i più celebri della propria discografia, “Draconian Times”. In Svezia, oltre all’album già citato, videro la luce l’EP “Subterranean” dei “cugini” In Flames, il capolavoro melodic black metal “Storm of the Light’s Bane” dei Dissection, “Ancient God of Evil”, lavoro purtroppo sottovalutato degli Unanimated, “Massive Killing Capacity” dei Dismember e ultimo ma non certo per importanza, “Slaughter of the Soul”, album che ha dato un contributo essenziale al futuro della musica metal, piantando le radici per quello che anni dopo sarebbe diventato il metalcore. Forse è superfluo dirlo, ma questo capolavoro targato Earache Records porta la firma degli At The Gates.
“The Gallery”, secondo full lenght in studio dei Dark Tranquillity, rappresenta una svolta e una maturazione radicale rispetto al predecessore “Skydancer”, che, nel 1993, dopo un demo chiamato “Trail of Life Decayed” e l’Ep “A Moonclad Reflection”, diede il via al progetto Dark Tranquillity (ex Septic Broiler). Le differenze ci sono e si sentono, il primo album diede solo un assaggio di quello che sarebbero diventati i Dark Tranquillity in futuro, la produzione era più scarna, i suoni grezzi e anche se qualche idea interessante non mancava (come la bella “Skywards”), era ancora tutto troppo poco memorabile. Il “segreto” che fece fare il salto di qualità ai Dark Tranquillity risiede sostanzialmente in un leggero ma essenziale cambio di lineup, sostituire Anders Fridèn alla voce, rimpiazzandolo con Mikael Stanne che fino ad allora aveva ricoperto il ruolo di chitarrista dando solo occasionalmente qualche contributo vocale e prendere alla chitarra Fredrick Johannson. Rimane curioso come Stanne, che nel 1994 aveva registrato come session singer le voci di “Lunar Strain” degli In Flames, e Fridén, scambiandosi il ruolo di vocalist delle rispettive band, riuscirono a dare un importante contributo ai loro progetti, portandoli al successo! Detto questo, i cambi di formazione che i Dark Tranquillity subirono non potevano essere più azzeccati: Mikael Stanne trova la sua vera vocazione dietro al microfono (ruolo che ricopre tutt’ora ndr) e Fredrick Johannson, che porta un background musicale diverso, aggiunge spessore, tecnica e idee ai brani, alzandone il livello compositivo, cosa che con il neoleader alla chitarra non sarebbe stata possibile (lo stesso Stanne ha dichiarato che le sue capacità limitate alla 6 corde avrebbero frenato la band). Johannson si rivela essere perfetto per i Dark Tranquillity, il “Jolly” mancante che lascia le sue impronte su vari brani, primo tra tutti la opening track e probabilmente una delle tracce più amate del disco intero “Punish My Heaven”.
Ma quelli nella lineup non sono gli unici cambiamenti che i nostri faranno. Come veniva scritto qualche riga più sopra, con “The Gallery” i Dark Tranquillity entrano a far parte del roster della Osmose Production, si fanno produrre da Fredrik Nordström nello studio Friedman, con il quale Stanne aveva lavorato per “Lunar Strain“, decidono di affidare il lavoro per la creazione dell’artwork a Kristian Whahlin con un artwork senza tempo che ancora oggi non passa inosservato; scelta dal punto di vista artistico azzeccata ma che fa ritardare l’uscita dell’ album, dato che in quel momento Whahlin stava già disegnando la copertina per il disco di un’altra band di Goteborg (possiamo immaginare chi ndr). Oltre a questi cambiamenti tangibili, i Dark Tranquillity mutano anche mentalità e, seppur giovanissimi, iniziano a vedere la realizzazione del disco come un impegno lavorativo che può portarli ad avere un discreto successo, cambiano anche i propri ascolti che si spostano dal death americano al prog anni 80 e dal thrash tedesco al folk svedese, decidendo di voler sperimentare nuove idee. Ogni singola scelta è azzaccata, il disco ha un’identità più forte, una produzione migliore e una lineup più solida con una visione d’insieme vincente; elementi cruciali che messi assieme fonderanno l’album che ha segnato il destino dei Dark Tranquillity.
“The Gallery” rappresenta una galleria di 11 opere, ognuna con una un’anima propria dove c’è solo un denominatore in comune, la band che le ha forgiate. L’album è frutto di un lavoro di squadra incredibile che ha reso il tutto speciale, basta infatti vedere i credits dei vari brani per notare come tutti i musicisti ci abbiano messo del proprio, chi più chi meno, ma tutti i brani sono stati composti lavorando in gruppo, il che ha donato varietà e originalità ai pezzi; e parlando di credits, anche per quanto riguarda i testi c’è stata una suddivisione, infatti non solo Stanne, ma anche Niklas Sundin ha partecipato alla scrittura dei testi di “The Gallery”, condividendo il ruolo di paroliere con il leader; ne sono esempio le parole che hanno plasmato “Punish my Heaven” e “The Gallery”, mentre le lyrics di “Lethe”, probabilmente il brano più iconico del disco, sono state scritte in autonomia da Sundin.
The Gallery è malinconia, attesa, rabbia. È un disco da prendere, mettere su un piedistallo e, dopo averne ammirato la copertina, ascoltare dall’inizio alla fine. Limitarsi a riascoltare soltanto “Lethe” o “Punish My Heaven” sarebbe troppo facile, ma anche ingenuo e autolesionista: “The Gallery” va vissuto nella sua interezza, senza correre il rischio di perdersi brani magnifici quando l’album è lì, a portata di mano (o di cuffia).
Questo lavoro ha tutto ciò che può far godere un ascoltatore: la tracklist varia riesce ad accontentare tutti. Il primo brano, “Punish My Heaven”, con il suo iconico e affilato riff iniziale ci tiene con l’orecchio sull’attenti per la velocità e i tanti cambi interni, creando un forte contrasto tra sezioni saturissime e feroci e momenti di estrema pace e tranquillità, dove l’orecchio può rilassarsi e godere delle idee che arricchiscono il pezzo, come il solo finale di chitarra in cui si fa protagonista anche Jivarp usando la tecnica del cross stick, dando vita a un ambiente molto avvolgente.
Destino simile spetta a “Edenspring”, un brano dal grande potenziale che con la sua sinistra melodia ascendente iniziale cattura subito l’attenzione, per poi sprigionare tutta la sua potenza tra il tupa tupa di Jivarp, l’urlo iconico di Stanne e la sezione degli strumenti a corda che incendiano il brano. Lo special a metà interrompe momentaneamente la brutalità con un’interessante linea di tastiera che, seguendo la tonalità, apre la strada all’assolo. “Silence and the Firmament Withdrew” rallenta il passo e lascia spazio a una linea melodica intrisa di malinconia. La title track “The Gallery”, con le sue strutture affascinanti, crea trame indimenticabili e apre anche al cantato pulito di Eva Marie Larsson, che dialoga con la voce roca e maligna di Stanne. “Lethe” è una semi-ballad confezionata in maniera impeccabile, divenuta, come già accennato, il brano più ascoltato e apprezzato dell’album. Nonostante l’inusuale presenza di un’intro di basso di circa un minuto, non perde il tiro, attaccando poi con gli altri strumenti e trasformando quella memorabile, lenta e dolorosa linea senza fine in un’ondata di disperazione. I riff di “The One Brooding Warning” e il bellissimo assolo finale ne fanno un pezzo centrale che rafforza l’ascolto, così come “Midway through Infinity” ci tiene col fiato sospeso e “The Emptiness from Which I Fed” intreccia svariate linee di chitarra e basso che rendono il brano completo e geniale. “Mine is the Grandeur…” accarezza le orecchie con intrecci acustici che si rincorrono in un richiamo al folk svedese, mentre la chiusura con “…Of Melancholy Burning”, che continua e conclude il pezzo precedente, ci cattura fino all’ultima nota, quando il dolce suono dell’oscura e tranquilla Galleria si placa, accrescendo nell’ascoltatore la voglia di averne ancora. I testi sono talvolta imprevedibili e ricercati, cupi e rabbiosi; i contrappunti strumentali lasciano a bocca aperta, non rimane dunque che alzare la puntina, girare il disco e ripetere il processo da capo, rivivendo la magia del disco nella sua interezza.
Su “The Gallery” tutto funziona e tutti danno il massimo. Il cantato rabbioso del giovane Mikael Stanne, i riff senza tempo intrecciati con la precisione delle Frecce Tricolori, la sezione ritmica martellante e inesorabile di Henriksson e Jivarp: ogni elemento è al posto giusto, esattamente come ci si aspetta da un disco di altissimo livello. Nei 47 minuti di “The Gallery” i momenti indimenticabili sono tanti, così tanti che stabilire quale brano sia il migliore è pressoché impossibile: a quel punto subentra solo il gusto personale. C’è ancora chi definisce questo album “overrated” (sopravvalutato) ma gli eretici non mancheranno mai, personalmente posso dire che questo disco contiene tutto ciò che un ascoltatore di metal, e in particolare di melodic death metal, poteva desiderare allora e può desiderare oggigiorno.
Con “The Gallery” prende forma il celebre “Gothenburg sound”: non è un caso se ancora oggi molte band rendono omaggio a chi, negli anni ’90, ha scritto la storia del genere in quella città, reinterpretando lo stile a modo proprio ma con lo stesso amore. “The Gallery” è leggenda, e ora siamo pronti a celebrarne i 30 anni insieme ai Dark Tranquillity. Per l’occasione, su grande richiesta, la band proporrà un tour in cui l’album verrà suonato per intero: un evento unico e irripetibile, destinato ad attrarre sia giovani metallari che non hanno mai avuto la possibilità di ascoltare dal vivo la maggior parte dei brani, sia i fan di lunga data desiderosi di rivivere le emozioni del 1995, quando tutto ebbe inizio.
“The Gallery” è la storia di una band che ancora oggi riesce a regalare emozioni fortissime. Nonostante i tanti cambi di formazione, i fan storici difficilmente riuscirebbero a voltare le spalle ai Dark Tranquillity. Di quel capolavoro è rimasto solo Mikael Stanne, ancora oggi al comando della band. Niklas Sundin ha lasciato il gruppo nel 2016, ma non ha mai smesso di collaborare con la sua storica band continuando a curarne gli artwork e rimanendo sempre legato alla loro attività. Anders Jivarp è stato allontanato nel 2021 e da allora compone e scrive musica sotto il nome di Jivarp. Martin Henriksson si è ritirato ufficialmente nel 2016, ma da quanto detto da Mikael Stanne in un’intervista con noi, è tutt’ora molto vicino alla band, avendone fatto anche da manager. Fredrick Johansson, invece, lasciò il gruppo nel 1999 dopo aver contribuito alla scrittura di “Projector”, scegliendo di dedicarsi alla famiglia e alla vita privata. Purtroppo, il 25 gennaio 2022 è venuto a mancare: prima di morire aveva lasciato ai Dark Tranquillity alcuni brani scritti da lui, uno dei quali è stato riarrangiato e trasformato in “One of Us Is Gone”, presente nell’ultimo album “Endtime Signals”. Inoltre, per circa due anni dopo la sua scomparsa, la band ha voluto onorarne la memoria inserendo in scaletta “Punish My Heaven”, un tributo a chi aveva dato un tocco speciale a “The Gallery”.
La leggenda continua ancora oggi e, come molti già in trepida attesa, la curiosità di vedere la band riportare sul palco il famoso disco è enorme. Non mi resta quindi che darvi appuntamento sotto al palco, pronti ad ascoltare questo capolavoro dall’inizio alla fine.
My face lined with darkness I’ll go!

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Etichetta: Osmose Production Anno: 1995 Tracklist: 1 Punish My Heaven 2 Silence, and the Firmament Withdrew 3 Edenspring 4 The Dividing Line 5 The Gallery 6 The One Brooding Warning 7 Midway through Infinity 8 Lethe 9 The Emptiness from Which I Fed 10 Mine Is the Grandeur… (strumentale) 11 …Of Melancholy Burning |
