Dark Lunacy: Live Report della data di Milano

Serate come questa fanno sempre piacere. Fanno piacere per tantissimi motivi: perché dimostrano che i Nostri Musicisti Preferiti sono delle persone come noi, perché ci fanno vedere una scena italiana in fermento e di altissima qualità, per mille altri motivi. Ma andiamo con ordine.

La giornata inizia già nel primo pomeriggio: i Nevermore, nelle persone di Warrel Dane e Jeff Loomis, sono in Italia per la promozione di “Enemies of reality”, e tra un’intervista e l’altra si concedono ai fan per un giro in tram attraverso la metropoli. Un paio d’ore di sauna, l’arrivo al Transilvania Live, l’inizio dell’evento vero e proprio. Prima, piacevolissima sorpresa: il locale è aperto da subito a chiunque voglia entrare e scambiare due parole con i due Nevermore. Che, nonostante la sbronza incipiente, si dimostrano davvero disponibili, alla mano, insomma tutto tranne che delle rockstar. Ci si scambia opinioni musicali e non, ci si fa autografare i booklet, si ricevono assicurazioni sul loro tour autunnale, tutto questo come se davanti a noi non ci fossero il cantante e il chitarrista di una delle band più interessanti del panorama metal mondiale, ma due amici qualunque. Impagabili.

Nel locale c’è già in heavy rotation “Forget-me-not”, perché in fondo è per questo che è nata la serata: presentare il secondo lavoro dei parmensi Dark Lunacy, in vendita nei negozi dal 18 giugno. Il primo full length “Devoid” aveva sorpreso positivamente tutti, non solo per il talento musicale della band ma anche per la capacità di mettere in musica il concept della band. Un immaginario di gelo e solitudine, di introspezione e desolazione, racconti di paesaggi desolati e di città ricoperte dalla neve… tutto dipinto alla perfezione dalla personalissima mistura di death metal e inserti “classici” (la band era coadiuvata da un quartetto d’archi e da un coro di 20 elementi). Viste le premesse, era dunque comprensibile una certa fervente attesa: saranno i parmensi in grado di ripetersi allo steso livello? Parmensi che salgono sul palco verso le 21:30, per uno spettacolo breve (ma intenso) di circa 45 minuti. La scaletta pesca in ugual misura da “Devoid” e dal nuovo, quasi a voler affiancare i due dischi e permettere un confronto immediato. Ebbene, la prima cosa che salta all’orecchio è che “Forget-me-not” promette di essere più potente e violento del suo predecessore. Meno riff di matrice death metal, tempi mediamente più lenti, stacchi in blast beat e in generale un’atmosfera più fredda, almeno nelle parti più metal. Un’altra impressione è che il contrasto tra la violenza e la sinfonia sia più accentuato, quasi a voler separare nettamente le due anime della band e, paradossalmente, a farle risaltare ancora di più, a metterle entrambe in primo piano. Sono impressioni, e bisognerà aspettare il disco per avere conferme. Nell’attesa, ci si gode una prestazione ottima della band intera (plauso in particolare a Enömys, preciso, potente e in grado di strappare emozioni con la chitarra), che convince e trascina quelli tra i presenti che erano venuti per ammirarli. Forse saranno sempre destinati a suonare in luoghi piccoli e di fronte a poco pubblico, ma senza dubbio sono una delle più interessanti realtà italiane, pur con un solo full length alle spalle. Sono personali, originali e maturi… non è poco, anzi.

Terminato lo show, i parmensi si concedono al pubblico, firmando tra le altre cose i booklet del nuovo disco, già in vendita in edizione speciale all’interno del Transilvania Live. Poi, lentamente, la magia della serata scompare, il pubblico inizia pian piano a sfollare, il locale ritorna all’attività normale. Quello che rimane è il ricordo di una serata nata forse in sordina, ma straordinaria per contenuti musicali e umani. Un sentito “grazie” a tutti.

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