I Dark Funeral, assieme ai Marduk e ai fu Dissection, sono da considerarsi i re svedesi del black metal.
Il 21 agosto vedrà l’uscita del loro nuovo (ed atteso) album live “A Beast To Praise“, in uscita in tutto il mondo per Century Media.
L’album è stato registrato al Fållan di Stoccolma nel 2022.
“A Beast To Praise” contiene il set dal vivo dei Dark Funeral a supporto dell’album “We are the Apocalypse”, pubblicato nel 2022. Il live è composto da 13 pezzi per una durata complessiva di quasi 70 minuti.
Si evince che nella scaletta proposta nel concerto registrato fra le mura amiche compaiono i maggiori successi della band svedese, cominciando da “Unchain My Soul” dall’album del 2016 “Where Shadows Forever Reign”, con il suo arpeggio inziale di chitarre e voce sussurrata che sfocia in un pezzo di violenza inaudita con chitarre tritatutto e un lavoro di doppia cassa impressionante. Si prosegue con altri cavalli di battaglia dei nostri, fra cui la più recente “Let the Devil In”, con la sua cadenza ipnotica, “Vobiscum Satanas”, che vide il battesimo alla voce nel gruppo di quel folle di Emperor Magus Caligula, un brano dall’esecuzione difficilissima soprattutto per il riffing di chitarra e il lavoro della batteria e lo stesso si può dire per quest’ultimo anche su “Nail Them to the Cross”, una mitragliata di doppia cassa continua e “The Secrets of the Black Arts”, la mia preferita in assoluto tratta dall’album d’esordio e che vide il connubio geniale fra Lord Arhriman, ormai unico membro fondatore rimasto nella formazione attuale e Blackmoon, un personaggio scomparso troppo presto e che avrebbe potuto dare ancora molto alla scena scandinava e mondiale. Un brano di puro black metal made in Sweden dove la furia grezza del gruppo iniziava a prendere forma e che emana ancora dopo trent’anni tutta la sua malvagità fatta di ritmi serrati, screams prettamente black con parti growl. E come non citare l’immortale “Open the Gates”, tratta dal loro EP d’esordio del 1994, quanto di meglio una band alle prime armi potesse offrire con un riffing di chitarra intensi e una batteria martellante inframmezzati da momenti più cupi e cadenzati dove si innalza il ritornello demonico che caratterizza il brano.
La produzione è di ottimo livello e i suoni sono ben definiti e calibrati e tutti i componenti del gruppo fanno il loro dovere fino in fondo, a cominciare da Chaq Mol all’altra chitarra, a Jalomaah dietro le pelli, un’autentica macchina da guerra, al basso pulsante di Adra-Melek e alle vocals malvagie di Heljarmadr, uno dei cantanti black con la voce meglio impostata “tecnicamente” nell’universo black.
L’album sicuramente fotografa un momento chiave nella storia del gruppo, non solo perché il concerto è uno dei tanti che la band fece per proporre dal vivo anche brani dell’album pubblicato quell’anno, ma anche per il ritorno che i Dark Funeral fecero dopo un lungo periodo di assenza dovuto alla pandemia. Si sente, in ogni singola traccia, un’intensità ed una concentrazione che permeava i nostri. In ogni singolo minuto dell’album si sente l’energia del pubblico presente in sala, finalmente libero di poter tornare ad assistere ad un concerto.
“A Beast to Praise” è la testimonianza di quella serata speciale. Da allora i nostri sono stati impegnati in un tour praticamente ininterrotto, tanto che la pubblicazione del nuovo album è prevista per il prossimo anno. Io ebbi modo di vederli a gennaio dello scorso anno al live di Trezzo, concerto ottimo ma si percepiva, dopo 3 anni di date live, fra cui un tour lunghissimo coi Cannibal Corpse, un grado di spontaneità e freschezza sicuramente inferiore a quella che ho sentito recensendo questa loro ultima fatica. Le date live proseguiranno questo autunno in compagnia dei Behemoth e dei Dimmu Borgir, dopodiché Lord Ahriman e soci si chiuderanno in studio per aprire un nuovo capitolo della loro ultratrentennale carriera che, con questo live, giunge ad un traguardo significativo ed encomiabile