Dark Folk Fest : Live Report

Presso l’Estragon di Bologna si svolge una nuova edizione del Dark Fest (la seconda dall’inizio dell’anno) dedicata alla musica folk e medievale, sotto l’egida Dark Folk Fest. Da notare come la giornata non sia occupata solo dalla musica: fin dalle prime ore del pomeriggio l’area esterna al locale è adibita a piccolo mercato medievale con numerosi stand a tema, dalle repliche di armi e corazze, alla degustazione di buon idromele. Curiosando qua e là incontriamo anche un simpatico signore che ci legge le rune e dei maestri d’armi intenti a simulare un feroce combattimento. Complice una bel pomeriggio di sole, il tempo passa velocemente e arriva presto l’ora di entrare nel locale per seguire gli show.

Ad aprire le danze sono gli Yggdrasil di Bologna. Il four-piece propone un piacevole folk rock acustico che vede l’alternarsi alla voce tra Ahndy (anche alle percussioni) e Virginia, mentre due damigelle, Faye ed Evelina, si dividono le parti di chitarra acustica. Gli Yggdrasil giocano in casa e guadagnano presto le simpatie del pubblico locale con una proposta intrigante e ben realizzata. Sul palco è stata nel frattempo approntata una scenografia semplice ma d’effetto. Delle piante rampicanti sono state avvolte lungo le aste dei microfoni e dei leggii, rendendo l’atmosfera bucolica.

A seguire troviamo un duo austriaco, i Dornenreich. Nonostante la loro musica sia un pizzico più cupa ed intimista, anche i Dornenreich assicurano uno show piacevole e sempre dotato di una forte impronta acustica. La band è composta da Evìga (voce e chitarra) e da Inve al violino. Una volta i Dornenreich suonavano black metal, un elemento che a ben vedere non è stato del tutto abbandonato ma che talvolta emerge dalla voce di Evìga. Il front-man ricorre al growl nei momenti in cui il sound accelera e si fa prettamente folkloristico. Davvero interessante questo duo, che, ricordiamolo, è tornato di recente sul mercato discografico con l’album “In Luft Geritzt”.

Arriviamo verso le teste di serie con i tedeschi Faun. Avevamo seguito di recente un loro show nella cornice del Wave Gotik Treffen di Lipsia e la band propone la scaletta di quella serata con poche variazioni. Ancora una volta i nostri si dimostrano ottimi musicisti, alternando tra loro strumenti d’epoca, flauti e cornamuse ad altri particolari come il bouzouki e la nyckelharpa . Al lato del palco, nascosto da foglie ed elementi boschivi, troviamo Niel Mitra, intento agli effetti sonori con il suo PC portatile, apostrofato dal vocalist Oliver “la macchina magica”. E i Faun alla magia sono avvezzi, con le loro note delicate che evocano i balli del Piccolo Popolo. Da “Sieben” alla nuova “Rad”, dalla scanzonata danza “Lyansa” alla toccante ballad in lingua spagnola intitolata “Tinta”. Oliver è una presenza sicura sul palco e, con al suo fianco la violinista Sandra e la bella flautista Fiona, è protagonista di una performance senza sbavature.

Anch’essi freschi di uno show presso il festival di Lipsia, i Saltatio Mortis occupano la posizione di testa del Dark Folk Fest. Se nella cornice dell’Agra Halle i nostri avevano proposto uno spettacolo improntato maggiormente sulla facciata medievale, oggi a Bologna prediligono un impatto più tipicamente metal. Sono ben dieci i musicisti sul palco e gli strumenti tipici come la chitarra, il basso e la batteria, si mischiano alle note antiche delle cornamuse e dei flauti. Inutile dire che dal vivo è tutto incredibilmente intrigante: la band, con l’esperienza dalla sua, sfodera un grande impatto e una presenza scenica invidiabile. In questo senso il vocalist Alea, un personaggio che pare uscire da un nuovo capitolo di Final Fantasy, fa davvero la differenza, con la sua aria sorniona e una naturale predisposizione a interagire con il pubblico. La scaletta prevede un ampio estratto dall’ultimo album “Aus Der Asche” e tra le varie canzoni i tedeschi inanellano “Prometheus”, “Sieben Raben”, “Wirf Den Ersten Stein” per chiudere (scelta un po’ opinabile visto che tutti si aspettavano un episodio trascinante)con la ballad “Spielmannsschwur”, eseguita da Alea con la chitarra acustica. Prima del commiato, la band si inchina profondamente al pubblico italiano, un gesto che fa sempre piacere e saluta una performance gradevole sotto tutti i punti di vista.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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