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Daniele Liverani: “Eleven Mysteries” – Intervista

In occasione dell’uscita del suo nuovo album solista, torniamo a parlare con Daniele Liverani per scoprire alcuni retroscena di “Eleven Mysteries“.

Le note informative di “Eleven Mysteries” dicono che questo è un album dedicato in modo particolare alla chitarra. A mio modesto parere, questo è vero fino a un certo punto, perché, oltre allo spazio lasciato alle tastiere (ad esempio in “Giving”), mi pare un album corale, in cui la chitarra è un protagonista principale che però sa farsi da parte quando necessario. Era questo il tuo intento nella creazione dei brani dell’album?

Certo, hai perfettamente ragione. Anche se l’approccio che e’ alla base di questo album e’ sicuramente di tipo chitarristico, la musica e l’insieme viene prima di tutto. D’altronde non e’ possibile creare un terreno solido e un percorso musicale di un’ora equilibrato e che possano dire qualcosa senza l’apporto di tutti gli strumenti/strumentisti coinvolti. Un’ora di soli di chitarra non sono di grande interesse e non riescono a mio parere a comunicare, trasmettere nessun emozione o concetto musicale. La chitarra in questo disco e’ sicuramente la voce narrante, ma spesso si mette da parte, come tu hai notato, per lasciar spazio a delle ottime spalle. Ritengo che i musicisti che ho coinvolto in questo album abbiano davvero una grande potenzialita’ creativa, arrangiativa, ed anche tecnica,  nonostante siano tutti nuovi talenti al loro primo album. Il lavoro di produzione e’ stato lungo e minuzioso ed e’ passato per vari stadi, con preproduzioni varie, soprattutto perche’ era per loro la prima esperienza a livello di registrazione di un album, ma in definitiva il loro apporto e’ stato determinante ed ha creato un perfetto terreno per i brani e per la mia chitarra ove il loro talento che avevo intuito e’ uscito a mio parere in maniera dirompente. Come accade ciclicamente mi guardo in giro e cerco di trovare nuovi elementi di talento tra le nuove generazioni che possano dare una ventata di freschezza ai miei lavori, ed e’ sempre una scommessa. In questo caso sicuramente vinta! Ho affidato, come non accade spesso nei miei lavori solisti, anche la composizione di un brano al tastierista che ho coinvolto, Marco Zago, per quanto riguarda la song “Giving”, nella quale molto spazio e’ dedicato alla tastiera, come hai notato.Anche in questo caso scommessa vinta, perche’ e’ una delle mie song favorite dell’album!

Il batterista Paco Barilla’ si e’ rivelato davvero un motore potente e musicale per l’album, lo conobbi  visitando il suo profilo youtube qualche anno fa’ e rimasi subito colpito da suo potenziale, stessa cosa e’ accaduta con il bassista americano Tony Dickinson, anche esso dotato di grande musicalita’ e tecnica bassistica. Consiglio a tutti di visitare i loro profili youtube per rendersi conto di tali potenzialita’!

Oltre al fatto che questo disco segna una ripresa per te dell’utilizzo della chitarra, hai accennato anche all’importanza delle tue letture nella creazione dei brani. Vuoi dirci qualcosa di più a riguardo?

Si, devo dire che erano molti anni che trascuravo la chitarra,ed e’ stata una bella esperienza potersi dedicare completamente a questo meraviglioso strumento. Questo concept, “Eleven Mysteries”, e’ nato dalla lettura e dall’analisi di vari libri/argomenti che ultimamente ho  approfondito. Si tratta di libri di filosofia antica e moderna, libri che trattano di antiche civiltà, antiche e misteriose usanze di vari popoli, libri su diverse culture trattate in maniera sia storica che romanzesca ecc. Ho estratto da queste letture alcuni concetti/principi che mi hanno colpito e li ho organizzati un un percorso musicale che li ripercorre in chiave generica. Si tratta di punti cardine della nostra esistenza e della nostra esperienza di vita che tutti prima o poi siamo chiamati ad affrontare, e spesso sono avvolti dal mistero e da salti nel buio. Ma da questi misteri/esperienze è possibile imparare molto ed è possibile poi tramandare questa esperienza, anche ad esempio con l’arte, e questo e’ stato il mio tentativo.

Quali sono, se ci sono, i brani meglio riusciti di “Eleven Mysteries”, e quali sono in generale le tue aspettative su questo lavoro? Quale speri che sia  il messaggio che rimane a un tuo ascoltatore?

Credo che i momenti piu’ fortunati dell’album si siano rivelati nelle songs “Inspiration”, “Giving” e  “Surprise”. Non ho mai aspettative quando pubblico un album, perche’ principalmente la mia esigenza è quella di fare musica sincera, e creare gruppi di lavoro ove anche chi collabora con me possa esprimere la propria naturale musicalita’, da qui si evince che non c’e’ uno scopo predeterminato, ma e’ tutto un divenire. Ad ogni modo sì, l’aspettativa di poter essere capiti e di poter trasmettere un messaggio che corrisponde all’idea di base che ci sta dietro alla musica è sicuramente presente, però la mia prima aspettativa è sempre quella di creare musica sincera e che mi identifica… nella mia esperienza ho capito che chi ascolta ha sensibilità diverse e può percepire in maniera diversa la musica e l’espressione artistica. La cosa più saggia è quindi non preoccuparsi eccessivamente di questi aspetti, ma di essere coerenti e sinceri con il proprio stile e la propria sensibilità, credo che questo aspetto possa essere apprezzato da tutto il pubblico se è presente ed autentico.

Hai suonato tutte le parti di chitarra con la Carvin viola che spesso viene ritratta con te, o hai usato anche altre sei corde? Qual è il dettaglio in più, il feeling speciale che fa sì che quella chitarra sia più speciale di altre per te? Attualmente quante chitarre possiedi?

Ho avuto tante chitarre sin dal 1987, anno in cui iniziai ad affrontare in maniera autodidatta questo strumento, Gibson, Fender, Ibanez…Nel 1994, quando ero a Los Angeles al M.I. Institute comprai questa Carvin Viola e da allora è diventata la mia chitarra preferita, per suonabilità e per timbro, ed ho usato quasi sempre quella per tutte le mie produzioni. Dico quasi sempre perchè possiedo ed ho usato nei mie album (incluso “Eleven Mysteries”) anche una Washburn EC29 con manico a 29 tasti, una Ibanez RG, una Hamer California turchese con manico a 27 tasti,  e un’altra Carvin color legno naturale più recente (2004) che tengo accordata in SI oppure DO per le songs più aggressive (l’ho usata su “Nervous Forces” e su “Humiliation” in questo ultimo album). Quindi in totale ho 5 chitarre. Sono tutte chitarre economiche, nelle quali ho eseguido varie modifiche nell’elettronica/Meccanica e liuteria, customizzandole per le mie esigenze. La Carvin viola è comunque da sempre la mia preferita, ed è quella che mi dà il feeling giusto sia a livello di manico, di suonabilità, di timbro e di personalità…in effetti non esiste un vero “motivo” è solo una questione di feeling.

Come sono nati i brani di “Eleven Mysteries”? La sequenza temporale coincide con quella della pubblicazione dei pezzi o ci sono tracce più “antiche” rispetto ad altre che sono state ripescate per l’occasione?

I brani di Eleven Mysteries sono stati scritti in un periodo di tempo molto ampio. Brani come la opener “Mysterious Impulse” e “Freedom” risalgono al 2007. La maggior parte degli altri poi sono stati scritti nel 2009-2010, è seguito poi un intenso lavoro di preproduzione per rodare la nuova formazione che poi ha affrontato l’album. La gestazione di questo è stata molto lunga, ed è stata concomitante con vari album che ho realizzato negli ultimi 5 anni con varie formazioni (Twinspirits, Cosmics, Prime Suspect). Ho sempre mantenuto vivo un filone chitarristico che mi ha caratterizzato da sempre sin da quando ero teen ager, ed ho deciso che era ora di finalizzare tutto il materiale e concretizzare un nuovo album chitarristico.

Vuoi parlarci dei musicisti che ti hanno accompagnato nell’esecuzione di “Eleven Mysteries”? Come li hai conosciuti e cosa ti ha spinto a decidere che erano loro le persone giuste per accompagnarti in questo progetto?

Come ho ho gia’ anticipato sopra, si tratta di tutti talenti di giovane età che ho incontrato/scoperto sia sul web che a concerti ed eventi musicali ecc.ecc. Oggi il web offre una possibilità infinita di entrare in contatto con musicisti di grande qualità tramite i social network come youtube e facebook, cosa che in passato era impensabile. Marco Zago è un musicista padovano che ho incontrato nella scena locale alcuni anni fa. Notai subito la sua musicalità e capacita’ arrangiativa avendo modo di assistere in alcune esibizioni live con varie sue formazioni, inclusa la prog band “Dropshard” (http://www.dropshard.net) della quale fa parte, band che ritengo davvero interessante nell’ambito progressive-rock italiano.

Il suo profilo youtube e’  http://www.youtube.com/MarkanthonyZago

Paco Barilla’ è invece un giovanissimo batterista calabrese (15 all’epoca delle registrazioni del disco avvenute l’estate scorsa) che ho scoperto su youtube 3 anni fa circa, ed ho subito notato per la sua capacità tecnica e per la sua musicalità e potenza. Abbiamo collaborato per un certo periodo a distanza via internet con demo e preproduzioni e pian piano si è reso evidente che la sua collaborazione all’album sarebbe stata perfetta e appropriata. La sua padronanza della tecnologia inoltre, sia audio che video è invidiabile per la sua età. il suo profilo youtube ne è una evidente prova : http://www.youtube.com/edimax57

Tony Dickinson e’ un bassista americano che vivae nello stato del Colorado, ed è stato scoperto da me sempre sul web, tramite il suo canale youtube. Si tratta di un giovane bassista dotato di una tecnica invidiabile, e di una musicalità altrettando spiccata. E’ già molto attivo come produttore in ambito di musica per videogiochi ed ha vari progetti attivi al momento. Al di là della sua musicalità, la tecnica della sua mano destra è davvero incredibile ed ha reso possibile arrangiamenti di grande effetto nel disco. Consiglio anche il suo profilo youtube: http://www.youtube.com/TonyDickinsonBG

Quale futuro prevedi per le altre band di cui fai parte, in modo speciale per i Twinspirits, che sono quelli con cui hai fatto più date live negli ultimi anni?

Al momento non ci programmi a breve termine per quanto riguarda queste bands, ad ogni modo credo che per il mio futuro prossimo si possa parlare più di proposte soliste che di altro, ed in tal merito ti posso anticipare però che sto scrivendo una nuova Opera Musicale che probabilmente si protrarrà per piu’ episodi. Sara’ una cosa molto diversa da GENIUS Rock Opera, anche se comunque il progetto potrebbe diventare di quella portata come durata e impostazione corale dei cantanti.

Domanda scontata ma necessaria. Come vedi la situazione della musica in Italia, in particolare per quanto riguarda tutto l’ambito legato al progressive e alla musica strumentale?

Credo ci sia una passione per questo genere diffusa tra le nuove generazioni, il fatto che il mercato discografico sia in crisi grave non ha, a mio parere, sopito la passione per la musica progressive, incluse quella strumentale. Il punto è che senza un vero mercato discografico è difficile fare vivere e far evolvere gli artisti a livello professionale. Speriamo in un miglioramento e in una definizione più chiara di quale possa essere il veicolo/supporto musicale della nuova era che possa dare ossigeno al mercato discografico e ridare prospettive professionali agli artisti di ogni genere.

Alcuni miei link ove si possono trovare video e materiale sul nuovo album:

http://www.youtube.com/dliverani

http://www.facebook.com/pages/Daniele-Liverani/194716447242689

http://www.danieleliverani.com

http://twitter.com/DanieleLiverani

 

 

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