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Daniele Liverani – Recensione: Incomplete

Daniele Liverani ci ha abituati nel corso degli anni all’imprevedibilità. Di lui si può dire a priori solo che il suo essere un musicista pieno di idee lo porta a pubblicare album con una buona frequenza nel corso degli anni, ma non è possibile prevedere prima quale sarà il contenuto. Infatti, questo nuovo capitolo nella sua discografia, a nome “Incomplete“, si discosta in buona parte dagli ultimi lavori da solista, che spaziavano dalla musica strumentale al concerto sinfonico vero e proprio.

Il primo segno di stacco con il passato recente è il ritorno all’esecuzione di brani cantati, con le parti vocali affidate allo statunitense Jack Seabaugh. Daniele Liverani si occupa invece della maggior parte degli strumenti e il pianoforte fa da colonna portante in quasi tutti i brani. Anche questa volta non è semplice definire il genere di riferimento delle tracce, che contengono elementi di progressive rock moderno in certe parti strumentali, a cui si associano però anche melodie lineari e immediate tipiche del rock più classico. Niente di strano, appunto se si considera la grande veersatilità e la moltitudine di influenze che contraddistinguono il suo autore.

L’andamento dell’album segue un’onda immaginaria, in cui quasi sempre troviamo un brano più veloce accostato a uno più lento o quantomeno eseguito in acustico. E’ difficile individuare i risultati migliori, anche se si potrebbe propendere un po’ per le tracce in acustico. Colpisce in particolare la title track, delicata più di altre, incastrata fra l’elaborata “I Won’t Cry” e “Get Out Of My Way“, più semplice e immediata.

 Anche questa volta Liverani ci sorprende con un album impeccabile e curato in ogni dettaglio, da cui traboccano serenità e pace. “Incomplete” si conclude con un collegamento con il passato, dato che gli ultimi tre brani sono il  “Concerto per violino e orchestra in RE maggiore n° 1”. Cambia lo strumento dominante e ritroviamo connessioni precise con la musica classica.

A dispetto del titolo, quindi, “Incomplete” ci mostra la completezza della maturità artistica dell’autore. Un album clamoroso per le sue sfaccettature e la sua raffinatezza, lontano dal metal vero e proprio ma comunque perfetto.

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