Nile: Dallo studio, sbirciando nello scrigno – Intervista

Relapse annuncia: 2 Settembre data di uscita per ‘In Their Darkened Shrines’, nuovo disco per Nile. Un ulteriore passo in avanti, da quello che è emerso dal primo ascolto, un gruppo che stavolta lascia da parte la mediazione e ritempra la proposta di death metal intelligente e nobile, aggiungendo elementi che caratterizzeranno la proposta degli americani i quali non si risparmiano affatto. Parlandone con Karl Sanders, gli abbiamo chiesto di illuminare almeno un po’ l’interno di questo scrigno: “Il nuovo album conterrà sessanta minuti di musica.Ha contato molto il cambio di line up a livello musicale, è un disco nato in maniera fluida e spontanea a differenza di ‘Black Seeds Of vengeance’. Questa volta ci siamo divertiti molto di più e credo che il disco nel suo insieme ne abbia tratto beneficio. Siamo partiti dai testi ed abbiamo lasciato che le canzoni uscissero come se dotate di vita propria, alla fine abbiamo visto che tutto si incastrava bene e noi avevamo in mano ‘In Their Darkened Shrines’. Queste premesse sono un toccasana per coloro che hanno sempre visto Nile come una band ingiustamente messa in secondo piano, a cavallo di altre proposte simili nell’intenzione ma fallaci nei risultati. Forse è la volta di ereditare una comprimarietà con i Morbid Angel, magari riuscendo a superare i paladini, almeno per quello che riguarda una direzione che non si sviluppa meramente su mid-tempo ma osa andare oltre, soprattutto nelle composizioni più complesse, oltre al finale in quattro tempi della canzone che intitola il disco, c’è la canzone da undici minuti : “Si intitola ‘Unas Slayer Of The Gods’. Non avevamo mai composto prima un pezzo così lungo, ci sono molti cambi ed atmosfere diverse. E soprattutto c’è una presenza enorme di batteria!  Hai presente ‘Masturbating The War God’, brano di ‘Black Seeds Of Vengenace’? Ecco, è qualcosa di simile, pieno di blast beat e doppia cassa, velocità e follia, solo che dura il doppio rispetto a quel brano! Sono sicuro che sarà parecchio divertente da suonare dal vivo…” Già, aspetto del palco che vedrà impegnata la band a cavallo del mese di Ottobre, in un serratissimo tour europeo che dovrebbe passare almeno per una data in Italia (si parla del 22 Ottobre a Cesena): “In Europa quando suoniamo dal vivo c’è sempre molto riscontro da parte del pubblico e per noi è una situazione importantissima, non succede così spesso negli Stati Uniti. Anche per questo, forse per un fatto di abitudine a certi suoni, i concerti in Europa li preferiamo. Tutto sommato se negli States quella cosa che chiamano “nu metal” serve per portare alle orecchie di più persone determinati suoni e magari dare spazio anche ad altri gruppi, ben venga. Non mi piace come stile, ma dovesse riuscire ad illuminare un po’ la situazione di tutte le altre band metal, beh direi che potrebbe essere un grosso beneficio per tutti noi“. Un disco, ‘In Their Darkened Shrines’ che accosta il classico marchio death metal alle atmosfere create da strumenti decisamente bizzarri, ma non si vuole rovinare alcuna sorpresa, per tanto andiamo a farci presentare meglio Tony Laureno, la macchina da guerra dei “nuovi” Nile: “Tony è un batterista fantastico, ha suonato con molti gruppi come Malevolent Creation e Angelcorpse. Ha dato un contributo incredibile alla band, ci ha aperto nuove prospettive poiché il suo stile di drumming è unico. E inoltre non è limitato a livello di tempi che può suonare con la batteria: una band può suonare tanto veloce quanto veloce può andare il suo batterista e Tony può suonare dei tempi incredibili. Questo ci ha aperto molte nuove strade, perché non ci siamo più dovuti preoccupare della velocità e abbiamo potuto focalizzare il lavoro su altri aspetti come il songwriting o le strutture. Credo che molti gruppi che suonano veloci non hanno bene in mente la direzione che devono seguire, si limitano a girare intorno alle stesse strutture senza andare da nessuna parte. Noi avevamo bene in testa gli obiettivi che volevamo raggiungere, avevamo idee da sviluppare ed è ciò che abbiamo fatto.” Ovviamente in relazione ai testi è sempre l’antico egitto a farla da padrone, così come l’immaginario della band attinge a quelle atmosfere, stavolta “con un serpente che sembra di marmo e molti altri particolari… vedrai, sarà qualcosa di impressionante.” Qualcosa di impressionante, già, come se il disco da solo non bastasse, un’opera che riesce a coniugare l’improbabile coesistenza di intelligenza e brutalità, sicuramente un disco atteso da coloro che hanno già avuto modo di conoscere la band, ma sicuramente un’opzione da non poter sottovalutare per tutti coloro che stanno iniziando a masticare l’egittologia malata, fuori dai denti ed assolutamente maligna di quattro americani lasciati nuovamente allo sbaraglio. Ne riparleremo sicuramente sul finire dell’estate, nel frattempo ci vediamo costretti a chiudere di nuovo lo scrigno.

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