Hell – Recensione: Curse And Chapter

Mai come in questo caso è facile sostenere che gli Hell ricomincino da dove ci avevano lasciato. L’intro “Gehennae Incendiis” funziona infatti perfettamente da punto di contatto con il precedente “Human Remains” e apre a nuove visioni per quello che appare fin da subito come l’album della conferma di una band che è rimasta nascosta agli amanti del metal per veramente troppo tempo.

Con una tracklist composta sia da brani nuovi di zecca che da vecchie composizioni riprese e rimesse a nuovo per l’occasione “Curse & Chapter” rimette in gioco e rimescola tutto il lavoro svolto per “Human Remains”, presentando probabilmente poche novità dal punto di vista stilistico (ma bisogna ricordarsi che stiamo parlando di un progetto nato oltre trent’anni fa), ma concretizzando lo sforzo in una sequenza di song entusiasmanti che concentrano il meglio dell’heavy metal anni ottanta e delle potenzialità tecniche contemporanee.

Ancora una volta è infatti impeccabile il lavoro svolto da Andy Sneap, ma altrettanto eccellenti sono in prima battuta le composizioni: subito “The Age Of Nefarius” (alla faccia dell’era dell’Acquario in cui qualche santone new age vorrebbe vedere entrare il mondo) attacca alla gola con un riff che più classico non si può, doppiato da inserti di tastiera maestosi e funerei, ma spezzato da un ritornello aperto e azzeccatissimo interpretato perfettamente da un cantante/attore come David Bower.

A far cadere però in secondo piano questo pur eccellente inizio arriva “The Disposer Supreme”, brano dalle mille sfaccettature armoniche e dai tantissimi cambi di ritmo che è in assoluto una delle migliori canzoni metal degli ultimi anni e che riporta immancabilmente alla mente certe song dei Mercyful Fate. Non parliamo però di similitudini o tributi eccessivi; gli Hell sono coevi dei nostri amati Fate e hanno sviluppato uno stile a tratti accostabile nelle intenzioni, ma personalissimo e riconoscibile, nonché tremendamente più “british”, come dimostrano gli arrangiamenti di tastiera vicini al prog.

Sia che cerchino un approccio più melodico e diretto, come in “Darkhangel” (dedicata ad Aleister Crowley), o che vadano a prendersi spazi di sperimentazione più arditi (“A Vespertine Legacy”) gli Hell non mancano mai di spessore e qualità, non solo nella composizione, ma anche, e va ribadito, nell’arrangiamento e nella produzione del suono.

Il loro è uno stile ermetico, tanto esplosivo e diretto, quanto ricco di secondi significati e sottili diversità. Quasi tutti i brano hanno infatti una struttura armonica dall’intelaiatura drammatica e “in divenire”: prendete ad esempio “End Ov Days”, con la sua introduzione eterea ed oscura che evolve poi in una melodia classicheggiante e dalle tinte gotiche, ma anche la bellissima strumentale “Deathsquad”, sempre ben piantata nella tradizione inglese della NWOBHM, ma anche intrisa di riferimenti progressivi e dark-oriented.

In questo senso un’altra canzone che davvero raggiunge vette eccelse è “Something Wicked This Way Comes”, basata su un riff vecchio come il rock stesso, ma giostrata con un senso dell’armonia magistrale che fonde heavy metal, teatralità e variazioni strumentali per creare qualcosa di unico e coinvolgente che nel genere non è per nulla facile trovare di questi tempi.

L’unico punto dolente sta nel fatto che una band di tale caratura non abbia potuto crearsi il proprio culto già negli anni ottanta, ma che sia costretta a sgomitare per ottenere visibilità in tempi decisamente più ardui come quelli attuali. Non di meno gli Hell meritano, anche più di tante vecchie band ormai sbiadite.

Mi raccomando, non fateveli scappare una seconda volta.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2013

Tracklist:

01. Gehennae Incendiis
02. The Age Of Nefarious
03. The Disposer Supreme
04. Darkhangel
05. Harbinger Of Death
06. End Ov Days
07. Deathsquad
08. Something Wicked This Way Comes
09. Faith Will Fall
10. Land Of The Living Dead
11. Deliver Us From Evil
12. A Vespertine Legacy


Sito Web: https://www.facebook.com/HELLofficial

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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