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Cryptopsy + Atheist: Live Report e foto della data di Bologna

Cosa ci si potrà mai aspettare da una data che fa parte dell’Unquestionable Blasphemy Tour? Niente di leggero, è evidente. Del resto, le quattro band che si susseguono sul palco nella prima delle quattro date italiane previste riescono ad animare la scena al punto giusto, e anche qualcosa in più. I più attesi fra queste quattro formazioni sono probabilmente gli Atheist, sia per la storia posta dietro a questo nome, sia probabilmente perché negli ultimi anni la band aveva dovuto cancellare per almerno due volte le loro date live previste in Italia. Il sold out è dietro l’angolo, e infatti verrà annunciato nel corso della serata, segno tangibile dell’attesa che vorticava attorno a queste esibizioni.

ALMOST DEAD

I primi a esibirsi, in perfetto orario e quando l’Alchemica è ancora relativamente vuota, sono gli Almost Dead, formazione statunitense che fonde diversi generi, su cui prevalgono influenze thrash e groove metal. Nonostante siano i primi a esibirsi, la band coglie nel segno immediatamente, grazie di certo a brani accattivanti e strutturati con coerenza. Quello che colpisce in modo particolare però è la tenuta di palco del cantante e membro fondatore Tony Rolandelli, uno di quelli che dà il massimo sempre, indipendentemente dal numero di persone di fronte a cui si trova a cantare. Anzi, il fatto che il pubblico dell’Alchemica stia arrivando a rilento (questo giovedì il traffico in effetti non perdona) gli permette di scendere dal palco un paio di volte e di improvvisare danze furiose fra i presenti, cercando il contatto visivo più che quello fisico, mentre continua a cantare con forza. Impossibile togliergli gli occhi di dosso, bisogna lasciarsi conquistare dalla sua folle prenesia e assecondarlo, anche quando per un paio di volte Tony si butta a peso morto sul palco e continua a cantare da sdraiato. Un buon inizio per una band che sta cercando di distinguersi con forza.

MONASTERY

Dopo un inizio così fulminante, non è semplice riuscire a rimanere al passo. Per gli unghersi Monastery sono passati pochi mesi dall’ultimo passaggio nel nostro Paese (li avevamo visti in occasione del Black Winter Fest), ma l’impressione rimane circa la stessa. Siamo di fronte a una band death metal ben più canonica della precedente, che quindi, probabilmente per questo essere più dentro gli schemi, ha ancora bisogno di trovare quell’elemento in più che li distingua da una mssa amorfa e anonima. Intendiamoci, la band mostra coesione e grande trasporto verso il genere suonato, ma sembra rimanere più imbrigliata nei canoni del genere piuttosto che cercare di rompere gli schemi, e l’accostamento con il live esplosivo degli Almost Dead, nonché l’aspettativa per l’arrivo ormai imminente degli Atheist, non giocano a loro vantaggio.

ATHEIST

Senza nulla togliere ai Cryptopsy, i veri vincitori in questo tour da co-headliner sono proprio gli Atheist. Certo, la formazione comprende solo un membro originale, ma il cantante Kelly Shaefer vale per dieci. Assistere a un live che lo vede protagonista equivale ad assistere a uno spettacolo teatrale, per le sue grandi doti da performer, e a un rituale avvolto da uno strano misticismo. Introdotti dalle note di “In The Flesh?”, i presenti entrano in una sorta di dimensione parallela, e per tutta la durata del concerto degli Atheist il resto del mondo si ferma. I membri nuovi della band trascinano tutti in un vortice fatto di ritornelli cantati all’estremo, riff mimati dalla prima all’ultima nota e un vortice continuo di circle pit. Shaefer interpreta i testi con un’intensità e una padronanza degni del professionista consumato che è in effetti. I musicisti rispondono al calore del pubblico con interpretazioni che rasentano la perfezione e, aiutati anche da suoni di livello ottimo, esplorano il repertorio classico della band con la padronanza che essi meritano. La setlist prende in considerazione solo i grandi classici, gli album “Piece Of Time”, “Unquestionable Presence” e “Presence”, in una fuga fuori dal tempo fra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, esplorando uno dei gruppi che hanno segnato la storia con il loro stile particolare e unico, che mescola metal, jazz, ritmi in tre quarti e molto altro. A fine concerto c’è spazio anche per un tuffo fra il pubblico sull’onda di un entusiasmo che non si spegne e che segna una delle date più intense che i muri dell’Alchemica abbiano sopportato nell’ultimo periodo.

CRYPTOPSY

Dopo un simile condensato di energia, tecnica e carisma, non è semplice fare di meglio o altrettanto. Il compito per i Cryptopsy è difficile, anche considerato che il genere proposto ha comunque delle differenze rispetto agli Atheist. I maestri del brutal death metal hanno sonorità che triturano le ossa dei presenti e saturano l’aria del locale con suoni densi e opprimenti come macigni. Matt McGachy dietro il microfono concentra tutta l’energia di cui è capace e te la urla in faccia in un tripudio di cupa durezza. I brani con cui i Cryptopsy chiudono la serata oscilla fra l’ultimo lavoro pubblicato, “As Gomorrah Burns”, e vecchie glorie come il brano “None So Vile”, ma questo è uno dei casi in cui ci si rende conto che la discografia di una band è efficace in tutti i suoi momenti. Nonostante la differenza di genere fra loro e gli Atheist, il tour da co-headliner si può definire come un successo sotto tutti i punti di vista.

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