Cryptopsy + Atheist + guests: Live report della data di Paderno Dugnano (MI)

Quarta e ultima serata in Italia dell’Unquestionable Blasphemy tour, che vedrà i Cryptopsy e gli Atheist esibirsi assieme agli Almost Dead e Monastery sopra il palco dello Slaughter Club di Paderno Dugnano. Penso che nessuno si sarebbe mai aspettato di sentire una notizia del genere dato che non è raro che il nostro paese venga elegantemente saltato durante i tour europei di qualche band, figuriamoci poi l’aver sentito che ogni singola data italiana ha riscosso buon successo… Beh, una grande soddisfazione che non potrà che aumentare una volta iniziato lo show in quel di Paderno Dugnano. 

MONASTERY

Si parte con i Monastery, band ungherese che avevamo già visto sopra lo stesso palco in occasione della quindicesima edizione del Black Winter Fest (serata con i Belphegor headliner). Sono poche le persone davanti al palco quando i Monastery iniziano a suonare il loro mix di Death e NU-Metal. La proposta non è malvagia, però non mi lascia nemmeno estasiato, così com’era capitato durante la loro data invernale. I pezzi sono ben strutturati e hanno qua e là qualche fraseggio interessante, amalgamando la struttura dei brani con qualche breakdown che garantisce una scossa ad un pubblico per lo più immobile. Tra un ringraziamento e l’altro ai vari gruppi che verranno dopo, i nostri ricordano anche che questa sarà l’ultima data che essi svolgeranno in questo tour.  

ALMOST DEAD

Dopo una mezz’oretta di pausa per il cambio palco, entrano in scena gli americani Almost Dead, che in pochi secondi travolgono lo Slaughter Club con la propria proposta Thrash/Groove, che sembra accarezzare lontanamente i Pantera (con una sana aggiunta di steroidi). Il colore predominante del set è il verde, riconducibile all’ultimo lavoro in studio, “Destruction Is All We Know” (quanto è thrash il titolo? ndr), il che darà un’effetto “radioattivo” all’intera scena. Si nota subito il cambio di attitudine per quanto riguarda la presenza scenica. Rispetto a chi li ha preceduti, i nostri sono molto più movimentati, specialmente il cantante, a cui non passa neanche lontanamente per la testa la possibilità di poter stare fermo per più di una strofa. Ho trovato particolarmente piacevole l’entusiasmo del batterista Ryan Glick che, chiaramente divertito e gasato dalla risposta del pubblico, ha tritato le bacchette sul proprio kit, alternando una grande tecnica e padronanza dello strumento a momenti di esaltazione scenica, con espressioni poco cristiane e movenze coordinate con la musica. Lo show rimane piacevole, si capisce chiaramente che la band ha un passato ben lungo alle spalle, infatti poco posso criticare sulla resa e ancor di meno sul rendimento live. Se anche qui la musica non mi ha preso, posso dire di essermi ugualmnente divertito; sicuramente un bello show, conclusosi con il tuffo del cantante tra la folla per iniziare il primo, vero, moshpit della serata. 

ATHEIST

Partirò dalla fine. Per quanto mi riguarda, lo show degli Atheist è stato il migliore che io abbia visto dall’inizio dell’anno. Il numero degli spettatori è notevolmente aumentato poco prima dell’esibizione degli Atheist e si può certamente dire che lo Slaughter Club sia pieno, La band proveniente dalla Florida, famosa per essere stata una delle prime a fare Death Metal tecnico/proggressivo, proporrà in questa serata intensa, brani provenienti da tre indiscussi capolavori, ovvero “Piece Of Time”, “Unquestionable Presence” eElements”. Kelly Shaefer, star indiscussa della serata, nonchè unico membro originale degli Atheist, è accompagnato da quattro giovani, fenomenali musicisti che hanno incarnato perfettamente l’essenza della band. Gli Atheist si presentano sul palco abbastanza composti, ma non appena le chitarre aprono le danze… si balla! I nostri calpestano ogni singolo centimetro del palcoscenico quasi come se avessero una pistola puntata addosso e l’unico modo per schivare i proiettili del tiratore sia continuare a muoversi a destra e manca. Il più pazzo di tutti è però il bassista Yoav Ruiz Feingold, che è veramente scatenato. La tecnica dei musicisti è notevole, devo dire che è un vero piacere vedere tanto talento e ascoltare tanta genialità musicale. Fortunatamente questo è possibile grazie anche a dei suoni eccellenti, così come gli effetti e le luci che si alternano di brano in brano. L’unica pecca è stato un problema alla testata di Jerry Witunsky, che lo ha costretto a controllare il suo amplificatore a un certo punto del set; fortunatamente tutto si è risolto in fretta. Inutile dire che il caro vecchio Kelly affascina la platea con una performance sublime, anche grazie alle sua maglietta che cita la frase Music = Life, davvero stupendo. Ed è proprio con gli Atheist che si può finalmente iniziare a vedere al centro dello Slaughter Club un buon numero di pogatori che a ritmo della band Floridian fa a lotta tra una spallata e l’altra. Tra i brani scelti, non possono mancare “Piece Of Time”, “Unquestionable Presence”, “No Truth” e “Fire”. Lo show purtroppo finisce troppo presto, ma i nostri sul palco sanno di aver fatto un’ottima performance e tra sorrisi e applausi, tornano nel backstage, per poi uscire poco dopo la fine della serata a fare qualche autografo e foto con i fan. 

CRYPTOPSY

Dal Progressive tech Death al Brutal tech Death, i nomi sono simili ma la differenza è tanta e il suffisso “Brutal” cambia veramente la storia. Dopo la straordinaria perfomance degli Atheist, gli headliner Cryptopsy entrano in scena per macellare i resti dei fan sopravvissuti all’attacco americano. Diversamente da quanto accade solitamente (e per quanto mi siano piaciuti gli Atheist, anche da quello che pensavo), una  parte del pubblico sembra essere freddo e apatico al fronte dei colossi canadesi e non solo, si ha anche la percezione che la sala si sia leggermente svuotata a differenza di quanto fosse poco prima. Ma ai nostri sopra al palco non frega veramente un cazzo e con “Graves Of The Fathers” iniziano la loro opera di macello. Il mixing dei suoni è buono, anche se le saturazioni degli strumenti a corda lasciano un po’ pastoso il tutto, ma nulla di anormale. I nostri sono piuttosto statici sul palco ma la tecnica (specialmente) del cantante Matt McGachy e del batterista e (anche qui unico membro fondatore) Flo Mounier sanno lasciare veramente a bocca aperta l’ascoltatore. I Cryptopsy hanno portato dal vivo il loro ultimo studio album, “As Gomorrah Burns”, senza però fare l’errore di dimenticare per strada brani cult provenienti dai primi due apprezzatissimi lavori in studio, “None So Vile” e “Blasphemy Made Flesh”. Ci vogliono qualche canzone e qualche incitamento da parte del cantante prima di vedere del movimento sotto il palco, ma quando la miccia del pogo è accesa, si poga e brano dopo brano, ci si avvicina alla fine del set a una velocità e brutalità inaudita. Prima di uscire, i nostri ringraziano calorosamente tutte le band che li hanno preceduti, soffermandosi su un ringraziamento particolare ai Monastery, per la loro ultima data del tour e completando la serie di ringraziamenti applaudendo il pubblico presente. 

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi