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Cruzh – Recensione: Cruzh

Ricordate il film “Rock Of Ages”? Il debutto degli svedesi Cruzh, esattamente come la pellicola del 2012, riporta tutte le caratteristiche che hanno reso celebri gli anni ’80 più patinati. Il logo della band, di certo, ne è un chiaro segno.

Poco ci importa che l’iniziale “In N’ Out Of Love” citi anche nel titolo i Bon Jovi e lo stesso succede con Bryan Adams per la conclusiva “Straight From My Heart”. Nonostante tutto ciò che troviamo in “Cruzh”, dai suoni alle strutture melodiche a un sapore di revival, le canzoni funzionano dannatamente bene. Se siete amanti dell’AOR brani come Aim For The Head, il singolo “First Cruzh”, o la sbarazzina “Hard to Get” (abbiamo detto che la fantasia nei titoli non è il loro forte), sapranno allietare i viaggi sui vostri Sunset Boulevard locali.

Le armonie vocali che ci riportano ai tempi in cui i Def Leppard dominavano le classifiche sono tra i punti di forza di questo “Cruzh” e fanno acquistare a “Survive” quella godibilità che altrimenti mancherebbe con arrangiamenti più scarni.

Non possono mancare le ballad con cui conquistare la biondina di turno: inguaribili romantici e non, eccovi “Anything For You”. Se anche i White Lion sono un’ispirazione nella trascinante “You”, proprio da questo brano potrebbe iniziare un percorso di personalizzazione del sound a breve termine.

Nonostante “Cruzh” abbia i limiti del revival, questi limiti sono spazzati via da una tracklist degna di rispetto. Il pubblico a cui si rivolgono questi svedesi è ben chiaro, ma se questo funzionerà anche in un secondo album non ci è dato saperlo. Con qualche passaggio nelle migliori stazioni radio e il video in rotazione su MTV tutto è possibile…ops, giusto, non siamo nell’86.

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