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Planethard – Recensione: Crashed On Planethard (America edition)

Un’altra soddisfazione si aggiunge a quelle, non poche fino ad ora, che stanno contrassegnando la carriera dei milanesi Planethard. Dopo aver suonato come apertura a gruppi quali Europe, Gotthard e Y&T, e ad avere aperto il Gods Of Metal 2007, arriva la pubblicazione del primo album (uscito inizialmente lo scorso anno) appositamente per il mercato americano. Per l’occasione, oltre ai dieci brani che già facevano parte di “Crashed On Planethard”, i quali non accennano minimamente a perdere smalto neanche dopo i ripetuti ascolti, si aggiunge “Looking For A Light”, un brano in linea con lo stile dei Planethard, con il suo hard rock ottantiano, fatto questa volta da un riff particolarmente grintoso e da un testo tormentato, ma che mostra un occhio fiducioso al futuro.

I Planethard procedono quindi nel loro percorso artistico, che li vede autori di lavori coerenti con uno stile consolidato, e comunque di ampie vedute. I brani migliori risultano sempre la power ballad “She”, che mescola romanticismo, forza e un pizzico di disperazione (per quanto il testo sia sostanzialmente positivo), uno di quei brani che ci si sente come obbligati ad ascoltare e riascoltare per coglierne ogni singola nota, ed “Unchain My Heart”, con il suo incedere rabbioso, quasi come se l’amore fosse una condanna a morte piuttosto che una liberazione. Sulla lunga distanza però, anche brani come la ariosa “Fairy Tale”, in cui il cantante Marco Sivo punta ancora di più sulla qualità del proprio timbro che sulle escursioni vocali, o “If I Want To Forget (Her Love)”, guadagnano posizioni. Nonostante l’hard rock stia tornando in auge già da qualche tempo, e quindi si corra il rischio di perdersi in mezzo a tutte le opportunità proposte, i Planethard stanno dimostrando una serie di qualità di tutto rispetto, cosa di cui deve essersi accorto anche il valente Alessandro Del Vecchio, che si è occupato della produzione del disco. Ci auguriamo che i riscontri siano quindi positivi anche oltreoceano, sarebbe un bel passo in avanti per un gruppo più che meritevole.

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