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Mastodon – Recensione: Crack The Skye

Nuovo disco per i favolosi Mastodon e nuovo concept delirante immerso totalmente in sostanza onirica. Si tratta di un lavoro che la band stessa ha definito “Etereo”. Una determinazione che non pare molto calzante se si pensa alla durezza di alcuni momenti musicali, ma che assume un significato simbolico pertinente quando si inquadra l’opera nella sua interezza. Rispetto al passato sono infatti notevolmente aumentati i riferimenti al prog e all’hard psichedelico, e, se il riffing di base ritorna spesso su una timbrica piuttosto dura, sono le sfumature emotive/concettuali e le scelte effettuate per le parti vocali a staccarsi da terra per prendere la forma indeterminata dell’Etere. Una sterzata verso la melodia e gli spazi aperti che impone l’abbandono quasi totale delle vocals più aggressive per concentrarsi su armonie più “cantate”, ma che mostra anche tutti i limiti dei due vocalist nell’interpretare questo ruolo (o tre, visto che è accreditato alle vocals anche il batterista Brann Dailor). I tentativi di tirare fuori cori più accessibili danno risultati quasi sempre discutibili, ma anche alcune strofe paiono troppo forzate e svuotate quindi del pathos interpretativo cercato. Si finisce quindi per concentrarsi più volentieri sull’evoluzione strumentale, lato che non pone appigli per critiche di sorta. Se pur diluite in salsa più delicata le caratteristiche che abbiamo sempre apprezzato della band sono ben evidenti, soprattutto le splendide dinamiche di batteria e le continue variazioni umorali che ci regalano song mai statiche che avvolgono e trascinano ascolto dopo ascolto. Solo un paio di brani godono di un’immediatezza esplosiva: “Divinations” e la title track (che vede la partecipazione di Scott Kelly). Mentre il resto necessità un approfondimento successivo che però siamo sicuri sarà solo un piacere per chi ama la band. Non ci addentriamo nemmeno nel tentativo di dare un’interpretazione soddisfacente delle metafore che compongono le liriche. Basti pensare che la storia folle raccontata coinvolge da Rasputin ai viaggi extra-corporei dello spirito, dalla simbologia del volo di Icaro fino alle tentazioni del Demonio… troppo per lo spazio occupato da una recensione. “Crack The Skye” è quindi un lavoro validissimo, ma il passo successivo è obbligatoriamente l’ingresso nell’Olimpo del Rock. Una metamorfosi finale che non può avvenire con limiti vocali tanto evidenti. A buon intenditor…

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