Mastodon – Recensione: Crack The Skye

Nuovo disco per i favolosi Mastodon e nuovo concept delirante immerso totalmente in sostanza onirica. Si tratta di un lavoro che la band stessa ha definito “Etereo”. Una determinazione che non pare molto calzante se si pensa alla durezza di alcuni momenti musicali, ma che assume un significato simbolico pertinente quando si inquadra l’opera nella sua interezza. Rispetto al passato sono infatti notevolmente aumentati i riferimenti al prog e all’hard psichedelico, e, se il riffing di base ritorna spesso su una timbrica piuttosto dura, sono le sfumature emotive/concettuali e le scelte effettuate per le parti vocali a staccarsi da terra per prendere la forma indeterminata dell’Etere. Una sterzata verso la melodia e gli spazi aperti che impone l’abbandono quasi totale delle vocals più aggressive per concentrarsi su armonie più “cantate”, ma che mostra anche tutti i limiti dei due vocalist nell’interpretare questo ruolo (o tre, visto che è accreditato alle vocals anche il batterista Brann Dailor). I tentativi di tirare fuori cori più accessibili danno risultati quasi sempre discutibili, ma anche alcune strofe paiono troppo forzate e svuotate quindi del pathos interpretativo cercato. Si finisce quindi per concentrarsi più volentieri sull’evoluzione strumentale, lato che non pone appigli per critiche di sorta. Se pur diluite in salsa più delicata le caratteristiche che abbiamo sempre apprezzato della band sono ben evidenti, soprattutto le splendide dinamiche di batteria e le continue variazioni umorali che ci regalano song mai statiche che avvolgono e trascinano ascolto dopo ascolto. Solo un paio di brani godono di un’immediatezza esplosiva: “Divinations” e la title track (che vede la partecipazione di Scott Kelly). Mentre il resto necessità un approfondimento successivo che però siamo sicuri sarà solo un piacere per chi ama la band. Non ci addentriamo nemmeno nel tentativo di dare un’interpretazione soddisfacente delle metafore che compongono le liriche. Basti pensare che la storia folle raccontata coinvolge da Rasputin ai viaggi extra-corporei dello spirito, dalla simbologia del volo di Icaro fino alle tentazioni del Demonio… troppo per lo spazio occupato da una recensione. “Crack The Skye” è quindi un lavoro validissimo, ma il passo successivo è obbligatoriamente l’ingresso nell’Olimpo del Rock. Una metamorfosi finale che non può avvenire con limiti vocali tanto evidenti. A buon intenditor…

Voto recensore
7
Etichetta: Reprise / Warner Music

Anno: 2009

Tracklist: 01. Oblivion
02. Divinations
03. Quintessence
04. The Czar
05. Ghost of Karelia
06. Crack the Skye
07. The Last Baron
Sito Web: http://www.myspace.com/mastodon

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. luci di ferro

    Crack The Skye comprato originale in offerta a 10,90 euro, mai soldi furono spesi meglio, album bellissimo in tutto, copertina e soprattutto le canzoni. Per me un capolavoro, vero valore reale in voto 9

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