Coroner – Recensione: No More Color

Album che potremmo definire spartiacque tra la prima incarnazione stilistica più straight dei Coroner e l’ibrido originalissimo che diventeranno negli anni successivi, “No More Color” spara in 35 min. tutte le sue cartucce in una pioggia di metal tecnico che unisce aggressività spiccata con trovate stilistiche a tratti insuperate.

Tommy “T Baron” Vetterli attacca l’ascoltatore da ogni dove tra ritmiche forsennate e assolo imbarazzanti per chiunque si reputi un buon chitarrista; “Die By My Hand” ne è subito un esempio chiarificatore con l’aspra voce di Ron “Royce” Broder e il drumming tellurico di “Marquis” Markus Edelmann che non sono da meno del loro compare, andando a formare un trio ultra compatto, anzi, in assoluto uno dei migliori che la storia del metal possa ricordare.

“No Need To Be Human” rallenta in parte il ritmo ed è un buon viatico per quello che gli svizzeri diventeranno con gli imprescinbili “Mental Vortex” e “Grin”. “Read My Scars” è probabilmente l’highlight del disco: un pezzo che muta l’andamento svariate volte con Vetterli mostruoso nella parte centrale (vicino come stile ad un’altra icona della chitarra come Marty Friedman).

Davvero difficile incasellare lo stile dei Coroner, se non in un superficiale techno metal: ci sono passaggi marcatamente thrash (e sono la maggioranza) ma ci troviamo davanti anche ad una sorta di proto prog metal certamente più aggressivo dei coevi “When Dream And Day Unite” (Dream Theater) e “Perfect Symmetry” (Fates Warning) ma non meno sperimentale.

Peccato per i suoni davvero pessimi perché ad esempio “Mistress Of Deception” avrebbe meritato tutt’altro trattamento mentre la rantolante voce di Royce va a mischiarsi a chitarra e doppia cassa in maniera quasi fastidiosa; ciò non inficia comunque il giudizio su un album spettacolare che fa anche in tempo a propinarci una “Tunnel Of Pain” con attacco alla Megadeth per poi partire in mille direzioni (c’è pure una liquida chitarra arpeggiata) e sfociare in una parte solista egregia.

Atipico il finale di “Last Entertainment” con un giro di tastiera ostinato in sottofondo che passa poi la palla alla chitarra che parte a sua volta in un lick infinito e di gusto superiore.

Band seminale e all’avanguardia.

Etichetta: Noise

Anno: 1989

Tracklist:

03. Read My Scars
04. D.O.A.
05. Mistress Of Deception
06. Tunnel Of Pain
07. Why It Hurts
08. Last Entertainment


Sito Web: http://www.coroner-reunion.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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