Corey Taylor + Siamese: Live Report della data di Milano

Siamo ancora in treno quando giunge la notizia che il concerto odierno di Corey Taylor all’Alcatraz di Milano inizierà in ritardo rispetto all’orario previsto a causa di prolungati controlli doganali che hanno tenuto bloccato il truck della produzione per diverse ore. Con un po’ di timore e ansia arriviamo al locale, dove una fila interminabile di persone, in modo calmo e ordinato, attende l’apertura dei cancelli, cancelli che fortunatamente si spalancheranno poco più tardi per far affluire  gli estimatori dell’artista americano.

SIAMESE

Ad aprire la serata troviamo i Siamese, una band danese davvero interessante, abile nel mescolare diversi generi che spaziano dal rock al metal farcendoli di melodie elettroniche caratterizzate da  stop and go che creano un crossover di indubbio valore. Il brano metal-core oriented “Sloboda”, posto in apertura, dà il via al loro set e il pubblico sembra gradire la loro proposta, mentre il cantante Mizra Radonjica si scusa per averci fatto aspettare tanto e afferma che sono venuti molte volte in Italia, ma non hanno mai suonato davanti ad un pubblico così numeroso prima d’ora. Fa anche battute sul calcio italiano dicendo che siamo passati all’ultimo minuto e chiedendo se pensiamo di vincere gli Europei. Altro pezzo molto particolare è la groovy “Home”, dove il metal core si fonde con l’elettronica in una bizzarra e azzeccata quanto improbabile accoppiata. Anche se hanno poco tempo a disposizione, lo vogliono sfruttare al meglio incitando il pubblico ad aprire vari moshpit e a far festa con loro e ad aiutarli nel ritornello di “This Is Not A Song” e a scatenarsi su “Predator”. Dopo aver ringraziato Corey Taylor per l’opportunità di aprire per lui e aver presentato la band, si congedano dicendo che di tutti i posti in cui hanno suonato, l’Italia è sicuramente il paese con la migliore energia e per questo sperano di tornare da queste parti il prima possibile.

Setlist:

01. Sloboda

02. Home

03. Numb

04. Vertigo

05. This Is Not A Song

06. The Shape Of Water

07. Predator

08. On Fire

09. Ocean Bed

COREY TAYLOR

Corey Taylor è sempre stato un artista poliedrico che ha sviluppato la sua creatività in varie direzioni e progetti. Messi in naftalina gli Stone Sour si è dedicato sia alla band madre, gli Slipknot, che alla sua carriera da solista. Qualche mese fa è uscito il suo nuovo album, “CMF2”, e quindi  come logico che sia è anche qui per promuoverlo a dovere; infatti il concerto ha inizio proprio con “Post Traumatic Blues”, che manda i fan in visibilio e allenta la tensione provocata dalla lunga attesa. Corey subito dopo afferma che non possiamo immaginare cosa hanno passato per poter suonare qui, hanno fatto di tutto per esserci, facendosi prestare la batteria dalla band di supporto, hanno acquistato nuovi strumenti, si sono letteralmente fatti in quattro per poter offrire uno show completo e non deludere i fan italiani, e davvero tutto questo è ammirabile. Si continua con “Made Of Scars” degli Stone Sour, e poi due brani dai suoi lavori solisti “Black Eyes Blue” e “We Are The Rest”, dove il pubblico viene coinvolto a cantare il ritornello con lo scatenato frontman che, bisogna proprio dirlo, si trova perfettamente a suo agio anche in veste solista. Troviamo un Corey Taylor rinnovato, sereno e senza maschere, che non ha paura di mettersi a nudo e di mostrare le sue fragilità, sottolineando che ogni sera si assicura di mostrare gratitudine al suo pubblico e che non che darà mai tutto questo per scontato. Si avvolge nella bandiera italiana lanciatagli sul palco e si continua con uno dei brani più attesi e amati, una “Before I Forget” che viene cantata da tutti i presenti e che scatena la bolgia nel parterre. Subito dopo Taylor imbraccia la chitarra acustica per eseguire la divertente sigla di “Spongebob SquarePants”, seguita da uno dei momenti più emozionanti della serata, l’esecuzione della bellissima “Snuff”, che tocca il cuore di tutti. Si continua con “From Can To Can’t” e “Talk Sick” dove, con una buona dose di ruffianeria, afferma che siamo il pubblico più rumoroso in assoluto come gli era stato anticipato dal chitarrista Christian Martucci, di origini italiane. Fa anche molta autocritica su se stesso, dicendo di aver messo da parte la negatività, i suoi demoni interiori e il suo enorme ego e poi dedica “Home” con la voce rotta dalla commozione a sua moglie, presente a lato palco che sei mesi fa lo ha letteralmente salvato dal periodo più buio della sua vita. Si continua con “Midnight”, l’attesissima “Through Glass” degli Stone Sour, prima di salutare e congedarsi temporaneamente. Corey non si fa attendere troppo per i bis di rito e, quando ritorna sul palco, stuzzica il pubblico dicendo che, se avessero fatto un bel po’ di casino, avrebbero suonato altri due pezzi, ma la folla non ne vuole proprio sapere e urla tre in modo spasmodico, e sarà accontentata. Come prossimo brano viene proposta la cover di “The Killing Moon” degli Echo & The Bunnymen, la canzone preferita dalla sua consorte e inclusa nel loro album di B-sides, a cui segue la terremotante “30/30-150” degli Stone Sour, che fa scatenare nuovamente il pogo in sala prima dell’apoteosi raggiunta con  “Duality”, accolta da un boato assordante e che ha esaurito le ultime energie rimaste ai presenti. Possiamo proprio affermare che la lunga attesa è stata davvero ripagata, Corey si è dimostrato non solo un grandissimo frontman, accompagnato da una validissima band,  e questo va sottolineato, ma anche una persona rinnovata, più serena, che sul palco non si è risparmiata affatto e che ha offerto uno spettacolo di altissimo livello, spaziando tra tutti i suoi lavori e progetti, mostrando sé stesso sotto tutti i punti di vista, senza artifizi o maschere.

Setlist:

01. Post Traumatic Blues

02. Made Of Scars (Stone Sour)

03. Black Eyes Blue

04. We Are The Rest

05. Song #3 (Stone Sour)

06. Beyond

07. Before I Forget (Slipknot)

08. Spongebob SquarePants Theme

09. Snuff (Slipknot)

10. From Can To Can’t

11. Talk Sick

12. Home

13. Midnight

14. Through Glass (Stone Sour)

Encore:

15. The Killing Moon (Echo & The Bunnymen cover)

16. 30/30-150 (Stone Sour)

17. Duality (Slipknot)

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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