Coreleoni – Recensione: Alive

Romantico, nostalgico o puramente economico: se la natura del filo rosso che lega così fortemente i CoreLeoni ai Gotthard è tuttora dibattuta, la circostanza che questo nuovo album dal vivo contenga undici tracce su quattordici in quota Gotthard – peraltro concentrate prevalentemente su tre vecchi album – è un caveat emptor che difficilmente può essere ignorato. Quando il membro fondatore e chitarrista Leo Leoni creò nel 2018 i CoreLeoni, lo fece soprattutto per rinfrescare e rinverdire il periodo “storico” della band, quello al quale egli stesso non ha mai negato di essere maggiormente affezionato: ed è proprio su questa falsariga che il gruppo ha dato alle stampe “The Greatest Hits Part 1” nello stesso anno, seguito da “II” nel 2019 ed infine “III” nel 2022, ognuno peraltro pubblicato da un’etichetta differente. “Alive”, come il titolo stesso suggerisce in modo tutt’altro che sibillino, è un po’ il tassello che mancava alla discografia dei CoreLeoni, ovvero l’album registrato dal vivo: l’occasione l’ha fornita in questo caso il “Rock Generation Tour” del 2022, iniziativa che ha portato Storace, Megawatt e gli stessi CoreLeoni in giro per la Svizzera per una manciata di date celebrative di tre generazioni della scena rock locale. Dell’album, che si apre sulle note languide che Nino Rota seppe inanellare per la colonna sonora de “Il Padrino”, possiamo innanzitutto dire che i suoni sono impeccabili, robusti e corposi come per ogni (buon) live che si rispetti…

Il secondo elemento che salta all’orecchio è sicuramente la notevole performance del cantante albanese Eugent Bushpepa, il cui timbro è perfetto per esaltare – come lo stesso Leoni ha più volte convintamente affermato – lo spirito old-style il cui recupero costituisce la missione aziendale di questa band (“Firedance”). Come anticipato, sono soprattutto tre i dischi della discografia dei Gotthard oggetto di questa operazione di rinfresco: se siete in qualche modo legati a “Gotthard” (1992), “Dial Hard” (1994) e “G” (1996), ecco, sappiate che dieci canzoni su tredici (escludendo quindi la breve intro strumentale) sono state ripescate da questi tre lavori, che a distanza di anni continuano comunque a rivestire un’importanza fondamentale per l’hard rock di stampo europeo. L’interpretazione dei CoreLeoni, perché è questo in fin dei conti il punto, è piuttosto fedele agli originali, grazie ad un indovinato mix di spessore artistico, attitudine sincera (Leoni è una garanzia in questo senso) e produzione più che adeguata: il rinfresco si concentra soprattutto sui suoni, più taglienti e vibranti che in passato, e su quel brio – tipico della rappresentazione live – che la formazione completata da Jgor Gianola (chitarre), Mila Merker (basso) ed Alex Motta (batteria) riesce a presentare in modo impeccabile.

Rispetto ad un concerto monumentale come quello immortalato da “Homegrown – Live In Lugano” (2011), che nella scelta dei brani evidenziava chiaramente il nuovo corso intrapreso dai Gotthard, “Alive” suona di certo meno contestualizzato, più leggero, più fisico e più disimpegnato, meno concentrato sulla personalità dei suoi autori e più interessato al divertimento democratico (“Mountain Mama“) che il rock deve regalare alla propria audience: si tratta di un proposito diverso ma certamente non di qualità inferiore, benchè nel primo caso la sola presenza di Steve Lee fosse sufficiente a far scendere quella lacrimuccia che, ascoltando i CoreLeoni, rimane invece al caldo in una qualche misteriosa ghiandola che pure dobbiamo da qualche parte avere.

Se c’è una cosa che ho particolarmente apprezzato di “Alive”, oltre alla bravura di una band che dal vivo è chiaramente nel suo elemento, questa è la chiarezza dell’operazione, la totale ed anche sorprendente mancanza di ambiguità che caratterizza questa uscita. Nonostante la natura derivativa della sua scaletta, che nella mia parte più ottusa e diffidente aveva alimentato qualche sospetto sulle sue reali finalità, “Alive” è invece un disco godibile, onesto e che un suo innegabile – e svizzero – senso ce l’ha: gli amanti dei primi Gotthard, ma anche coloro i quali amano semplicemente un rock suonato con maestria, gusto ed invidiabile coesione (“Purple Dynamite”), troveranno in questo lavoro un intrattenimento di qualità, che l’ottima registrazione dal vivo non fa altro che cogliere con sensibilità, umanizzare con delicatezza (“Angel”) e ravvivare volgendo lo sguardo tra passato e futuro.

Etichetta: Metalville

Anno: 2023

Tracklist: 01. Il Padrino 02. Higher 03. Standing In The Light 04. Downtown 05. Fist In Your Face 06. Let Life Begin Tonight 07. Purple Dynamite 08. All I Care For 09. Angel 10. Firedance 11. Mountain Mama 12. Sister Moon 13. All We Are 14. Here Comes The Heat
Sito Web: facebook.com/coreleoni

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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