Converge: Live Report della data di Milano

Una delle prime notizie che ci accoglie al Transilvania Live è quella che il concerto sarà particolare. Non tanto per le aspettative che circondano ormai anche in Italia i Converge, ma per il “semplice” fatto che nonostante una mano rotta ed una ovvia impossibilità di poter suonare soltanto con la destra, Kurt Ballou ha deciso con gli altri della band di portare a termine le ultime date del tour europeo. Suonerà seduto e si farà aiutare da un roadie, ma il tour è da finire. Comunque. Al termine del soundcheck è Jacob Bannon a scambiare alcune impressioni: “Siamo una band da oltre dieci anni e inizialmente come tutti coloro che formano una band eravamo dentro una scena ben precisa, nel nostro caso erano quella metal, hardcore e punk. Iniziammo a suonare insieme, a Boston, e da allora abbiamo iniziato a comporre del materiale. Finì grosso modo su singoli e compilation prima di giungere al primo disco vero e proprio che arrivò dopo diverso tempo, diverse canzoni e parecchi concerti.” Indubbiamente, il ponte artistico di Converge parte dai Death Angel ed arriva ai Coalesce, rabbia tecnica e furore metal visto che “Coalesce è un gruppo con il quale abbiamo condiviso molto, abbiamo suonato spesso insieme e siamo reciprocamente amici al di fuori delle band di appartenenza. Per quello che riguarda i Death Angel e tutto il thrash della Bay Area è sicuramente un patrimonio che ancora esiste all’interno di Converge, è la parte strettamente metal della nostra musica. Ci piace a volte pagare tributo a grandi bands che ci hanno emozionato con i loro dischi. Ti cito anche Entombed e potrei continuare ad elencarti nomi di band che sono astratte e molto cattive come attitudine ma diventerbbe un elenco teleofnico, per cui….” Per cui spostiamo il fuoco sulla terza dimensione di ‘Jane Doe’, un disco in cui nulla è gratuito e in cui tutto risiede nell’anima “In effetti il disco è strettamente legato ad esperienze personali, soprattutto mie. Mentre lavoravamo a questo album ho chiuso in malo modo una storia che durava da oltre cinque anni e di cui ancora oggi porto dei segni. Dal punto di vista musicale, non abbiamo mai deciso a tavolino nulla, le canzoni sono cresciute, dalle loro verisoni demo a quelle che abbiamo poi registrato. E’ un disco comunque intimo, quella rabbia è intima, quella stessa struttura musicale è la traduzione su pentagramma di quello che provavamo in quel periodo, quello che usciva dalle nostre esperienze. E’ nato dalla liberazione e dall’esorcizzazione di quel periodo.” Periodo chiuso, un anno fa, in mezzo estenuanti tour e “la scrittura di materiale nuovo che sta iniziando a prendere corpo. Ci sono alcune canzoni che suoniamo in questo tour, una per sera, non hanno ancora dei titoli ma a livello di pezzi sono pronti per essere registrati. Cedo che dopo un periodo di riposo ci concentreremo sul disco e ci rivedremo nella primavera del prossimo anno.” In effetti, la canzone inedita presentata a Milano è diretta, pone in essere nuovamente una crescita all’interno dell’economia Converge, conservando i tratti somatici di un dichiarato confine metal bagnato nell’hardcore degli albori, tesa a continuare il flusso di una coscienza americana che arrogante alza la testa al di qua delle palizzate dell’underground. Le novità, comunque, non mancano “anche perché stiamo cercando di realizzare qualcosa con Cave In. Probabilmente riusciremo a registrare uno split con loro: sono fantastici, sono sempre stati nostri estimatori e sono comunque degli amici. E’ un’idea che abbiamo avuto insieme all’inizio di quest’anno e stiamo vedendo come realizzarla. Oltre a questo, l’idea comune dei gruppi è quella di sperimentare come potremmo suonare tutti sullo stesso palco, con la doppia formazione, magari uscire e fare qualche concerto giusto per divertirci. Se gli impegni ce lo permetteranno ci mettermo al lavoro su questa cosa.” “Scusateci davvero” dirà Jacob Bannon più volte durante il necessario rimaneggiamento dello show ” e vi siamo grati di essere rimasti comunque. Qui dietro abbiamo un chitarrista con una mano rotta e ci è difficile essere comunque al massimo sul palco. Siamo commossi dalla stima e dall’affetto che ci state dimostrando e per questo ancora un grazie, dal cuore.” Non ci sono altri appelli, il concerto parte e sarà un concentrato di energia dallo stomaco, perché quando non rimane nient’altro, sono gli spasmi di ‘My Great Devastator’, ‘ Colour Me Blood Red’  o di ‘Concubine’ a fare la differenza, anche se hai un chitarrista che può usare a malapena due dita di una mano, anche se i volumi sono davvero troppo bassi per chiunque, anche perché il locale questa sera (nonostante la Milano metallica fosse impegnata in altri concerti) è decisamente popolato. Il distillato della storia di Converge ha la medesima urgenza di ‘Fault And Fracture’ o della catartica ‘The Saddest Day’. Una (scomoda) considerazione va fatta, in merito a concerti di questo tipo: le catalogazioni, le strette cerchie di generi e sottogeneri, le pigrizie di coloro che si lasciano dominare dalla pigrizia di non estendere lo sguardo focalizzando una sorta di flusso musicale sono demolite da occasioni come quella di Converge e Paint The Town Red, una band decisamente meno raffinata degli headliner ma con alcune frecce da scoccare nel panorama “rock” di questo millennio, da tenere sotto controllo. E’ lo stesso Jacob a sottolineare il fatto: “Vedi, c’è un discorso attitudinale che può mettere sotto lo stesso tetto gente come The Hope Conspiracy, Cave In, Today Is The Day, Isis, Poison The Well e compagnia… la passione è la medesima che condividiamo, al di là di come vorrebbero classificare la musica che viene suonata da questi gruppi che, francamente, è una cosa che non ci interessa. Il fatto singolare, invece, è proprio quello di voler allargare il discorso all’attitudine, non alla preodminanza di un gruppo rispetto ad un altro ma di un discorso comune che sta alla base di tutte queste band. Alla fine, noi facciamo musica. Quando torniamo a casa potresti vedere il nostro nome che condivide il palco con Cave In una sera, con Isis un’altra con i 27 e quella successiva con The Hope Conspiracy. Non ci interessa dividere i palchi con chi suona un genere o un altro, davvero, ci interessa suonare e che in quelle sere la musica sia di qualità a prescindere dai territori in cui si muovono i gruppi che si avvicendano sul palco. Non ci sono rockstar, ci sono musicisti che suonano. E’ la passione che ci spinge e finchè ci sarà quella, allora andremo avanti. Se poi volessimo allargare questo tipo di discorso, allora ti posso dire che non mi interessa vedere nel futuro i Converge come una “band in carriera” nel senso che se dovesse venire meno la passione in quello che facciamo, allora sarebbe il momento di smettere. Quando saliamo su un palco, quando decidiamo di uscire per un tour non sono i soldi ed il clamore le cose fondamentali, ma la voglia di mettere l’anima su quelle assi ogni sera, condividere delle esperienze. Dovessimo pensare soprattutto alla parte manageriale ed al marketing, allora ce ne staremmo a casa. Vedo in giro parecchi gruppi che la pensano diversamente da noi, ma ritengo non sia una cosa della quale ci dobbiamo preoccupare. E’ vero, è difficile stare in tour, sei lontano da casa, passi più tempo in viaggio che altro e non ti puoi godere le città che visiti, però è quello che hai scelto di fare nella vita. Onestamente questa sera ci potevano essere tutti i crismi per annullare il tour, Kurt è infortunato e la settimana scorsa il nostro batterista aveva incredibili dolori al petto. Magari altre persone avrebbero annullato le date, sarebbe stato forse logico, ma noi sappiamo che ci saranno delle persone che verranno a sentirci e vederci, che ci rispettano per quello che facciamo. Per questi motivi non stai a vedere se stai bene o male, se hai nostalgia di casa o se hai problemi personali. Sei in tour. Lo hai scelto. Stasera suoni, qualsiasi siano i problemi che hai. A costo di uscire e farti fischiare, a costo di fare schifo e perdere dei fans perché non puoi suonare al 100% della forma. Non abbiamo intenzione di diventare una band di viziati, come ce ne sono molte. Sono amareggiato quando sento membri di altri gruppi che pensano soprattutto ai soldi fatti, a quanto guadagnino per ogni sera, mi scoraggia, questo non fa parte dei motivi per cui io sono nei Converge.” Jacob Bannon è disarmante. Jacob Bannon è un componente, senza alcun dubbio, della musica che ci piace ascoltare.

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