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Conan – Recensione: Revengeance

I dettami dello stoner metal trovano una traduzione potente e interessante in “Revengeance”, terzo album in studio degli inglesi Conan. A due anni di distanza dal pur discreto “Blood Eagle”, il three-piece di Liverpool livella una serie di difetti che aveva minato l’effettiva bontà del disco precedente, mostrando oggi idee più chiare, convinzione e solidità del progetto.

E’ complice probabilmente un cambio di line-up drastico che contempla il rinnovo della sezione ritmica con l’inserimento di Rich Lewis alla batteria e di Chris Fielding al basso, il quale divide inoltre le parti vocali con Jon Davis, chitarrista e cantante nonchè unico membro rimasto della formazione originale.

“Revengeance” è un album ruvido, distorto e alcolico dove le soddisfazioni maggiori arrivano appunto dal dialogo puntuale tra una sezione ritmica tellurica ma altrettanto varia per i canoni del genere e i sinuosi tappeti di riff tessuti dalle chitarre, che accolgono una voce gutturale spesso gridata a gola rossa. Il nuovo disco guarda molto di più al lato heavy e lisergico del gruppo, ci sono senza dubbio minori citazioni ai Black Sabbath e al bacino psichedelico degli anni’70 per abbracciare un sound decisamente più muscolare e inquieto, figlio di YOB, Sleep, Electric Wizard.

Il risultato è molto buono ed è chiaro come la potenza stia sugli scudi fin dall’opener “Throne Of Fire”, brano granitico che si snoda lungo tappeti di riff pressanti e vorticosi e su di una sezione ritmica che avanza pachidermica e pesante, senza tuttavia risparmiare dimostrazioni di tecnica esecutiva sopra la norma. Un concetto ribadito dalla successiva “Thunderhoof”, ancora più graffiante e pregiata da una prestazione vocale intensa.

Le accelerazioni della tiltetrack portano il brano ai limiti di uno sludge sporco e inquieto mentre nella conclusiva “Earthenguard”, di quasi dodici minuti di durata, il gruppo mostra la propria duttilità esecutiva lasciando che il corpus costantemente plumbeo del pezzo accolga improvvise variazioni ritmiche, tra brusche impennate heavy/stoner e algidi scenari dronici. Un buon lavoro questo “Revengeance”. Il collettivo inglese mette in luce personalità e buone idee, di sicuro interesse per gli appassionati del panorama stoner metal.

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