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Coldseed – Recensione: Completion Makes The Tragedy

I Coldseed sono un nuovo “super-gruppo” nato dall’incontro tra il singer Bjorn “Speed” Strid (Soilwork, Terror 2000) e il batterista Thomas Stauch, celebre per aver militato nei Blind Guardian e attualmente con i power metallers Savage Circus. Accanto ai due troviamo una schiera di musicisti noti nella scena heavy metal europea, tra cui spiccano i nomi di Oliver Holzwarth (basso), del tastierista Mi Schuren, turnista per i guardiani di Krefeld e di Dirk Schlachter (Gamma Ray), qui nel ruolo di produttore.

Tutti coloro che si aspettavano una new-sensation in ambito classic/power rimarranno però delusi, perché i Coldseed si pongono l’obiettivo di portare una boccata di aria fresca alla scena metal europea attraverso un ibrido piuttosto difficile da etichettare, nel quale convivono un heavy/power dal sapore tedesco, un violento nu-metal e la musica elettronica.

Gli intenti sono chiari da subito con l’opener ‘My Affliction’, un granitico brano di power/thrash spezzato da una tellurica parentesi hardcore che chiama in causa gli Slayer più recenti, il tutto unito a una intrigante base elettronica che riesce ad ammorbidire l’essenza ferale della song. Proseguendo nell’ascolto troveremo altri episodi convincenti, tra cui ‘Nothing But A Loser’, un brano ricco di sfaccettature moderne e molto orecchiabile, l’ottima ‘Completion Makes The Tragedy’, che bilancia le cavalcate power a dei break fatti di riff staccati e vocals quasi rappate ma potenti e la dark ballad ‘Reflection’, dove Bjorn canta in modo inatteso, molto più soffuso e morbido rispetto al suo stile abituale.

Il vocalist dei Soilwork e Thomas Stauch si rivelano i principali protagonisti di questo platter; il primo mostra una versatilità lodevole, il secondo si conferma un drummer dotato di un bagaglio tecnico che teme pochi concorrenti. Passando alla lista dei difetti, dobbiamo purtroppo segnalare come l’album perda di mordente nella parte centrale, dove la triade composta da ‘Burning With A Shade’, ‘Low’ e ‘On My Way’ proprio non decolla e si affossa su dei ritmi ripetitivi, ma nel complesso l’opera prima dei Coldseed centra l’obiettivo di creare un sound originale che unisce modernità e tradizione.

Un ascolto consigliato agli amanti delle sonorità attuali e (perché no?) ai defenders dalla mentalità più elastica.

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