Cipher System – Recensione: Communicate The Storm

Non hanno particolari mancanze i metaller svedesi Cipher System, ma dopo più di un giro nel lettore cd del loro “Communicate The Storm” ciò che rimane di valido è poca cosa. Questo perché i nostri sono una band senza personalità né originalità, che svolge diligentemente un lavoro di riciclo di idee altrui, spesso con similitudini esagerate riscontrabili con band conterranee come In Flames, Nightrage e Soilwork, ma senza farsi mancare le ormai comuni fratture ritmiche e inserti più tecnici che funzionano da viatico per i fraseggi più moderni.

Il meglio lo si ascolta nei brani più aperti e strumentalmente strutturati, quando le doti tecniche dei singoli (specialmente i chitarristi) sopperiscono in modo credibile alla banalità compositive e la tastiera mostra alcune buone cose negli inserimenti armonici, ma senza voler essere troppo cattivi non riusciamo ad immaginare un motivo davvero valido per aggiungere un album come “Communicate The Storm” alla già ricca collezione di lavori simili.

I Cypher System sono la classica band di “metà classifica”, che possiede indubbiamente qualità per fare di meglio, ma che al momento si limita a mettere insieme un poco interessante collage di ispirazioni scontate che danno origine a canzoni senza mordente.
Non sono una band scadente, ci teniamo a ribadirlo, ma con una formula troppo ancorata ad un genere ormai stantio.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Nuclear blast

Anno: 2011

Tracklist:

01. 7 Inch Cut
02. Forget To Forgive
03. Communicate The Storms
04. Gods Terminal
05. End My Path
06. Objection
07. The Stairway
08. A Lesson Learned
09. Project Life Collapse
10. The Failure Starts


Sito Web: http://www.myspace.com/ciphersystem

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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