Heavenly – Recensione: Coming From The Sky

“Fino ad ora c’erano due grandi cantanti, Michael Kiske e Bruce Dickinson, ora vi presentiamo Benjamin Sotto” Destano simpatia questi Heavenly, quattro ragazzotti francesi probabilmente ingabbiati in un gioco più grande di loro. Il gioco è quello della Noise o, se vogliamo, quello di un mercato malato in cui impera la più bieca standardizzazione al di là del valore e delle effettive possibilità di una band. Ecco quindi che gli Heavenly partecipano ad un concorso indetto dalla casa discografica, una gara che, detta in parole semplici, è: mandateci i vostri demo, noi li pubblichiamo sul nostro sito, li facciamo votare dai visitatori, e chi becca il punteggio più alto vince un contratto. Tutto sommato un’iniziativa encomiabile, ma è indubbio che, se questi sono i vincitori, c’è davvero molto di cui riflettere. Gli Heavenly sono infatti niente più e niente meno che i soliti cloni dei soliti Gamma Ray, vecchi Helloween, Iron Saviour, etc… Tutti cresciuti nel mito di Kai Hansen, insomma, e in particolare il cantante, leader e compositore Ben Sotto (proprio quello che nei trionfalistici proclami della Noise sarebbe la terza grande ugola del metal) è davvero incredibile nel suo ricalcare pedissequamente la timbrica di papà Kai, anche se con una tecnica (comunque non eccelsa) che a tratti lo avvicina (c’erano dubbi?) al Kiske-style. Personalità zero, quindi? Esatto, o almeno questo è quello che emerge dalle note di ‘Coming From The Sky’. Già, perchè , per andare tranquilla, la Noise ha deciso di affidare la band alle sapienti mani di Piet Sielck, con l’ovvio compito di fargli produrre un disco che suoni il più “tedesco” possibile, giusto per non rischiare che la band potesse uscire anche solo di un filino dal seminato cui appartiene. Ecco quindi che Piet suona la chitarra in metà dei pezzi (anche se il sospetto è che possano essere di più), si occupa delle backing vocals, chiama Thomas Nack a curare la registrazione della batteria… Insomma, ecco quindi che Piet livella e standardizza tutto, in maniera da allestire il solito prodotto preconfezionato ad uso e consumo dei power-kids di tutto il mondo, alla faccia di chi dice che il metal è esente da ogni tipo di logica di mercato. Ed ecco pure che, se anche gli Heavenly avessero realmente qualcosa da dire, al momento attuale non ci è permesso di saperlo. In breve: se la band è realmente come appare in questo disco, in un mercato non malato non avrebbe mai dovuto ricevere un contratto così importante, almeno non prima di poter maturare quel minimo di personalità; che ogni gruppo serio dovrebbe avere. E se invece le cose non stanno cos ì… Beh, lascio a voi ogni considerazione sull’argomento. Tutto da buttare, allora? No, perchè, alla fin fine, qualcosa nel songwriting degli Heavenly si salva pure, fermo restando che molti pezzi (vedi l’opener ‘Carry Your Heart’ e la successiva ‘Riding From Hell’) sono di una banalità e una piattezza sconcertanti. Ad emergere dalla media è soprattutto la notevole ‘Time Machine’, che indubbiamente farà la gioia di ogni appassionato dei Gamma Ray: questo non solo per la presenza alle vocals di sua maestà Kai, ma anche perchè la canzone (pur con qualche fraseggio rubacchiato alle Zucche di ‘Halloween’) è effettivamente bella e riuscita, anche grazie all’inserto di quei passaggi tipicamente queeniani che già hanno fatto la fortuna recente della band di Mr.Hansen. Volendo si potrebbe anche malignare che i Gamma Ray un pezzo così non lo scrivono dai tempi di ‘Land Of The Free’, ma noi naturalmente maligni non siamo, e queste cose non le diciamo! In ogni caso, qualche altra buona intuizione c’ è (alcuni brani, in particolare nella seconda parte del CD potrebbero essere considerati delle discrete out-takes dello stesso ‘Land Of The Free’), ma restano davvero troppo poco perchè questo disco possa essere considerato sufficiente.

Voto recensore
5
Etichetta: Noise/Self

Anno: 2000

Tracklist: Coming From The Sky/Carry Your Heart/Riding Through Hell/Time Machine/Number One/Our Only Chance/Fairytale/My Turn Will Come/Until I Die/Million Ways

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