Stone Sour – Recensione: Come What(ever) May

Gran bel colpo di Corey Taylor e dei suoi Stone Sour, band tutt’altro che riducibile a progetto parallelo degli Slipknot e che troviamo qui alle prese con il classico disco della maturità: ‘Come What(ever) May’ è infatti più compatto e curato del precedente (si potrebbe dire anche più radiofonico e mainstream) ed é perfetto per lanciare il gruppo nelle classifiche di mezzo mondo. Sulla prima parte della tracklist si potrebbe ritagliare il manuale pratico di come dovrebbe suonare un album alternative metal: ci sono riff metallici e graffianti, le melodie immediate, la produzione corposa, il giusto “sporco”, la necessaria varietà, praticamente tutto quello che i Godsmack non sono mai riusciti a bilanciare nel modo corretto in quattro dischi e Nickelback hanno rinunciato a fare quasi subito per puntare su malinconie varie e rock classico. Non abbiamo dubbi che basteranno song come la travolgente ’30-30-150’e ‘Sillyworld’ (con il suo saliscendi emotivo calibrato su accordi acustici e scorribande elettriche) a condensare l’attenzione dei media e dei fan, ma i primi sette brani non hanno una sbavatura e si possono ascoltare a nastro senza stancarsi. Un’ispirazione da momento magico che si ritrova ad essere ulteriormente valorizzata dall’ottimo suono del disco (dietro la consolle c’è la coppia Raskulinecz/Staub) e dal gran bel lavoro di Roy Mayorga alla batteria. Se si fosse continuato così fino alla fine avremmo potuto gridare al capolavoro, purtroppo a partire dalla ballad ‘Through Glass’ le composizioni perdono una parte di freschezza ed incisività, scivolando nella media delle cose buone ma non fenomenali che si possono sentire tranquillamente altrove. Fa eccezione la scura ballata di impronta classic hard rock ‘Zzyzx Rd.’, un brano semplice e toccante che sarebbe in grado di sfondare facilmente l’airplay se proposto con continuità. Se quest’estate avete voglia di un album di facile ascolto, ma tutt’altro che molle e trendaiolo, non fate sforzi inutili, meglio degli Stone Sour nel campo non ha fatto nessuno.

Voto recensore
7
Etichetta: Roadrunner / Universal

Anno: 2006

Tracklist:

01. 30/30-150

02. Come What(ever) May

03. Hell & Consequences

04. Sillyworld

05. Made Of Scars

06. Reborn

07. Your God

08. Through Glass

09. Socio

10. 1st Person

11. Cardiff

12. Zzyzx Rd.


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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