Destroyer 666 – Recensione: Cold Steel For An Iron Age

Quarta prova discografica per i black-thrasher australiani che, anche grazie ad un innumerevole quantità di concerti tenuti in giro per il mondo, si sono guadagnati nel tempo un solido culto underground. Culto destinato probabilmente a crescere ulteriormente con questo ‘Cold Steel… For An Iron Age’. Il lavoro in questione è infatti senza dubbio la migliore delle loro uscite, non fosse altro perché le caratteristiche tipiche del thrash primordiale si miscelano finalmente alla perfezione con le influenze più oscure del black, creando un’amalgama tutt’altro che originale ma dotata di grande impatto emotivo. Destruction, Keator, Sodom, primi Slayer e Celtic Frost, ma anche Exciter, Nasty Savane, Destructor, e poi Immortal e Bathory, sono questo i punti di riferimento da prendere in considerazione per avvicinarsi ad un gruppo senza compromessi, tra i più fedeli e credibili epigoni di un sound ormai tradizionale, privo di vere innovazioni, ma ancora in grado di suscitare l’entusiasmo di molti affezionati seguaci. Se siete tra questi non lasciatevi assolutamente scappare questo disco, ma per una volta possiamo allargare l’invito all’ascolto a tutti gli amanti dell’estremo di qualità. La possibilità di restare delusi risiede solo nel gusto personale, i Destroyer 666 fanno quello che fanno al top, a voi decidere di seguirli o meno…

Voto recensore
7
Etichetta: Season Of Mist / Audioglobe

Anno: 2002

Tracklist: Tracklist: Black City / Clenched Fist / Raped / Sons Of Perdition / The Calling / Witch Hunter / Savage Pitch / Cold Steel / Shadow

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi