Code Orange – Recensione: The Above

La musica ha da sempre un valore plurimo nella società, che sia per farci compagnia o per trovare delle risposte, è un aspetto ed un elemento del quale, se siete su queste pagine, non si può fare a meno. L’articolo di oggi in realtà celebra un altro aspetto della musica: l’unione.

Ebbene si, “The Above” dei Code Orange, non è solamente la rappresentazione concettuale e concentrata di tanti spunti e generi diversi, ma celebra anche il featuring tra due scribacchini di Metallus che, pur avendo un’eta così diversa da passarci di mezzo una generazione intera, sono stati catalizzati dalla stessa band e ipnotizzati dallo stesso disco. (Francesca Carbone)

“A journey though beauty and disgust”. Con queste parole i Code Orange, sestetto di Pitsburgh, descrivono la loro ultima fatica, “The Above”. La band capovolse l’intera scena musicale estrema nel 2017 con la firma per Roadrunner Records, accompagnata dal singolo “Forever”. La firma con una major fece parlare per l’attrito che causava con l’etica DIY che i Code Orange hanno esportato dalla scena hardcore di cui facevano parte. L’esordio “I Am King” (2014) era diventato un mezzo cult, ma “Forevercolse tutti alla sprovvista. Una rabbia e una voglia di innovare che non si sentivano da tantissimo nel mondo del metal. L’omonimo disco che ne seguì è unanimemente considerato come uno dei migliori progetti di quell’anno e nella sfera del metal moderno in generale. Questo per dire che non è la prima volta che la band si trova in mezzo a una tormenta di critiche in vista del rilascio di un progetto nuovo. A questo giro, la goccia che rischiava di far traboccare il vaso è stata la scelta dei singoli, colpevoli di suonare ‘troppo pop’. Anche questa volta sono riusciti a far ricredere gli ascoltatori? (Matteo Pastori)

Iniziamo subito col rispondere con un no secco, perchè “The Above” è fin da subito un album inaspettato e non convenzionale che, come le differenze di età di chi sta scrivendo, mette insieme un bagaglio culturale fatto di ascolti che spaziano dal rock moderno al metal estremo, senza trascurare aspetti di elettronica per approdare sul genere ballad. Immaginate di mettere insieme le band più iconiche degli ultimi 15 anni, immaginate di metterle in un estrattore, tirarne fuori i tratti più distintivi e di aggiungerci l’ingrediente top secret, ed ecco qui i Code Orange!

Caotici, non lineari, dissonanti e in grado di piegare lo spazio musicale, aprendo più mondi, senza sfociare mai nella banalità e nella noia, ma soprattutto senza essere mai scontati, elemento raro nella musica contemporanea fatta di ristampe e cose già sentite. (Francesca Carbone)

The Above” non è un disco hardcore. Non mi piacciono le etichette, tantomeno quando la proposta artistica è così variegata che è difficile da descrivere. Ma “The Above” non è un disco hardcore. Con questa premessa in mente si affronta l’ascolto con più serenità, perché evviva le band che non si fossilizzano su uno stile solo. Quindi si sono venduti? Già la parte finale della prima traccia “Never Far Apart” grida un gigantesco no. La scelta stilistica rimane abrasiva, dissonante e caotica come sempre. Solo che questa volta il pezzo sfoggia subito un ritornello fantastico con tanto di archi in sottofondo. Premere play su questo album e sentire la opener mi ha ricordato fortemente la prima volta che ho ascoltato “Vol. 3” degli Slipknot. (Incursione di Fra nella recensione: a proposito di Slipknot, ma sapete che un grande fan della band band è proprio Jay Weinberg degli Slipknot? Consigliatissime le sue drum cover di un paio di pezzi dei Code Orange su YouTube.) Una sorpresa piacevole che apre a un disco caratteristico per la band in questione, ma che ne espande i canoni. Da qui in poi, è difficile parlare delle tracce fuori dal contesto del progetto intero. Ogni canzone si lega perfettamente al pezzo che viene prima e a quello che viene dopo. Questo è un approccio che io personalmente adoro, ma che forse rende un ascolto ininterrotto di 50 e rotti minuti un filo pesante. Ma d’altro canto, “The Above” non vuole essere capito al primo ascolto. Quindi il viaggio passa da perle come “Take Shape”, che sfoggia nientedimeno che Billy Corgan come guest. Quando uscì come singolo, molti ne criticarono la natura troppo nu, io ci ho perso invece subito la testa in positivo. Ritornello dell’anno, a man bassa.

Ecco, questo è il pezzo e la collaborazione che non ti aspetti, fatto di una strizzata poderosa d’occhio ai Nirvana, il duetto con Corgan è tutto fuorchè immaginabile. Se apparentemente l’unione possa sembrare un po’ forzata, l’ascolto in realtà va contro questo pregiudizio iniziale e, anzi, mette in mostra come la diversità possa essere la migliore ricetta per fare qualcosa di diverso e in grado di colpire. Le dissonanze tipiche di questo album sono qui interrotte dalla voce pacata, quasi sussurrata di Billy Corgan, che mi auguro possa cimentarsi ancora in collaborazioni di questo tipo. (Matteo Pastori)

A proposito di incursioni musicali di altre band, ai Code Orange va dato il premio per aver composto “The Mask Of Sanity Slips”, un pezzo 100% Korn ma che i Korn non riescono più neanche a pensare, e noi ad ascoltare. (Francesca Carbone)

Non mancano i pezzi con Reba Meyers alla conduzione, che oltre ad essere una chitarrista d’avanguardia, vanta una voce ed una sensibilità melodica invidiabili. Suoi sono pezzi storici della band come “Bleeding In The Blur” e “Who I Am”, presa dall’intoccabile capolavoro che è “Underneath” (2020). In questa nuova fatica, è lei a prendersi forse i maggiori complimenti per la crescita artistica che sta dimostrando. “Mirror” è una ballata che a tratti sa di System Of A Down, una botta di angoscia e melodia che solo Reba poteva tirare fuori. Mentre in tracce come “I Fly”, “Snapshot” e “Circle Through” sfoggia un range che non le avevo mai sentito. Giù il cappello anche per la prestazione di Jami Morgan, vocalist ed ex batterista del gruppo. Anche per lui il miglioramento è palpabile, ed è dimostrazione che la band ha preparato alla perfezione questo salto di genere senza lasciare nulla al caso. Pezzi come la sopracitata “Take Shape” e la successiva “The Mask Of Sanity Slips” mettono veramente in mostra le sue effettive capacità come cantante. Ovviamente non sarebbe un disco dei Code Orange senza sfuriate distorte e dissonanti come “The Game”, “Grooming My Replacement” e “A Drone Optng Out Of The Hive”. Quest’ultima è follia fatta a canzone, uno dei miei pezzi preferiti di tutto il progetto. Sfortunatamente però, il guitar work è più sottotono rispetto ad uscite precedenti. Forse perché non si cerca di inventare nulla di nuovo, nonostante sia ciò a cui entrambi i chitarristi ci hanno abituato negli anni. Fatto sta che è la parte meno interessante nell’insieme e comunque è spaventosamente cattiva e creativa. (Matteo Pastori)

Definire questo pezzo folle è quasi riduttivo! Disturbante, con un inizio molto alla Manson dei tempi d’oro, virate di cantato che vario dall’aggressivo, al cattivo, al “ho sbattuto il mignolo contro lo spigolo”. Una composizione fatta di salti, pause e che nella suo caos dissonante è di fatto il brano che, nel bene e nel male, spicca di più. (Francesca Carbone)

Basso e batteria, invece, sono macchine da groove come sempre. Piccolo post-it, dietro le pelli c’è il debutto con la band di Max Portnoy. Buon sangue non mente. (Matteo Pastori)

E proprio a Portnoy Junior va dedicato un meritato spazio, in quanto il suo esordio su questo disco non è affatto semplice dal momento che i cambi di tempo sono all’ordine dei secondi, per non parlare delle virate di genere. Buon sangue non mente, è vero, ma a Max va dato il plauso di aver sviluppato un suo linguaggio, di cui è da apprezzare l’aggressività, che con la giusta esperienza non può che maturare, superando e scavalcando lo scoglio del proprio cognome. (Francesca Carbone)

The Above” è meno rivoluzionario di “Underneath” o “Forever” ma, alla fine, va bene così. Non è con ogni disco si debba inventare un nuovo modo di concepire la musica. A volte basta giocare con idee già affermate per creare un progetto artistico degno di questo nome. Soprattutto se presenti il tutto con una produzione ed un parco suoni così eccezionali. “The Above” è decisamente un altro punto altissimo nella carriera di una delle band più interessanti del panorama metal moderno. Poi, se vi servissero ulteriori prove, l’ho fato sentire ad una persona che digerisce metal di ogni tipo e me l’ha fato togliere dopo 6/7 canzoni per dissonanze e suoni. Direi che passa il test di collaudo a pieni voti! (Matteo Pastori)

Come scrive il collega qui sopra, “The Above” nella sua complessità è promosso a pieni voti. Il mondo rock/metal aveva bisogno da tempo di una rinfrescata, ma soprattutto di qualcuno che rompesse gli schemi gli schemi dell’ovvio. (Francesca Carbone)

Etichetta: Blue Grape Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. Never Far Apart 02. Theatre Of Cruelty 03. Take Shape (feat. Billy Corgan) 04. The Mask Of Sanity Slips 05. Mirror 06. A Drone Opting Out Of The Hive 07. I Fly 08. Splinter The Soul 09. The Game 10. Grooming My Replacement 11. Snapshot 12. Circle Through 13. But A Dream… 14. The Above
Sito Web: https://www.facebook.com/codeorangetoth

Matteo Pastori

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Nerd venticinquenne appassionato di tutto ciò che è horror, bassista a tempo perso e cresciuto a pane e Metallica. La musica non ha mai avuto etichette per me, questo fa si che possa ancora sorprendermi di disco in disco.

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