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Anno Mundi – Recensione: Cloyster Graveyard In The Snow

Gli Anno Mundi sono una nuova creatura sorta dall’ungderground italiano. Prendono forma per volontà di musicisti provenienti da altri progetti, uniti dalla passione comune per i seventies e per i suoni old fashioned: con i Black Sabbath fonte d’ispirazione primaria.

Il sound ricalca in pieno le atmosfere sulfuree e cupe di quel periodo, reso credibile anche da una produzione decisamente vintage, mirata nel ricalcare sentieri pregni di quel gusto nero come la pece. “Cloyster Graveyard In The Snow” è andato molto vicino nel recuperare le atmosfere buie e progressive dei Masters Of Reality (un nome di scelto non a caso) del clamoroso debutto “The Blue Garden” del 1988. Ma i nostri affondono le proprie radici musicali anche nei Black Widow ed in linea generale in un suono legato all’hard progressive dalle tinte color viola profondo, dense di fascino e decadenza.

La scrittura dei brani denota conoscenza della materia trattata, qui sono presenti musicisti provenienti dal Banco Del Mutuo Soccorso, Graal, Ezra Winston e Rondò Veneziano, come il gusto per gli arrangiamenti davvero degni di nota che donano all’album un sapore gotico e romantico. Peccato che le voci rappresentino il punto debole di “CGITS”, da questo punto di vista c’è da migliorare ancora tanto, sembrano un po’ fuori contesto o, quantomeno, non fanno spiccare l’album per come potrebbe.

“Cloyster Graveyard In The Snow” è per ora disponibile solo nella versione in vinile ma è pronta una stampa, per il prossimo anno, tramite Bloodrock Records: fateci un pensiero.

Splendida la copertina!

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