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Honeymoon Suite – Recensione: Clifton Hill

Recentemente riemersi dopo alcuni notevoli successi – anche commerciali – un paio di decadi orsono, i canadesi Honeymoon Suite tornano con il primo album da studio dopo sei anni. Già il live dell’anno scorso, freschi di una reunion datata 2007, ce li aveva proposti in buona forma, tuttavia lo scetticismo è sempre duro da dissipare in tempi in cui suddette reunion che fioccano a destra e a manca. Ebbene, "Clifton Hill" è un album davvero eccellente e sorprendentemente vivo, grazie sopratutto ad un ottima prova alle chitarre da parte di Derry Grehan. Non è un caso, nell’armonia complessiva, che alla base di questo lavoro ci sia la line-up originale, e non un mix come nel caso del penultimo "Dreamland".

Vibrante il senso di urgenza che percorre un pezzo graffiante come "Tired O’ Waitin’ On You", percorso da quello stesso senso di malinconia che rende splendido anche il chorus di "Riffola". L’arma vincente degli Honeymoon Suite versione 2008 è che continuano ad essere legati al passato (basta ascoltare la deliziosa "Why Should I?"), sì, ma sono riusciti ad innestare – un plauso anche all’ottima produzione di Tom Treumuth, già con la band per l’esordio nel lontano 1984 – massicce dosi di modernità, nel suono delle chitarre e in quel gusto pop che non si vergognano di mettere al servizio delle canzoni. Perfettamente tradizionale il crescendo emotivo di "Ordinary" e quello della romanticissima "Restless", un Johnnie Dee al proprio meglio, in grado di aggiungere sfumatura su sfumatura soprattutto quando i tempi si dilatano.

Un album di AOR davvero maturo, una serie di pezzi messi insieme da una band che non ha nulla da dimostrare, ma solo tanta voglia di suonare ancora assieme. Consigliatissimo.

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