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Cinderella – Recensione: Long Cold Winter

Qualche settimana fa un sito web inglese ha chiesto a Tom Keifer di elencare i dieci dischi che gli avevano cambiato la vita. I risultati non sono sorprendenti per chi conosce anche solo un po’ la produzione musicale di Keifer e comprendono un gran numero di album blues, da BB King a Muddy Waters, passando per Johnny Winter e gli Aerosmith di “Rocks”. L’importanza avuta dal blues nella formazione musicale del frontman dei Cinderella è evidente in questo lavoro, il secondo della (purtroppo) imitata discografia della band di Philadelphia, fin dalle primissime note di “Bad Seamstress Blues“, ed è anche uno dei motivi per cui è sempre stato riduttivo considerare i Cinderella solo come un gruppo hair metal.
A metà fra il rock più grezzo, a tratti ingenuo, di “Night Songs” e la malinconia più tipicamente blues di “Heartbreak Station“, “Long Cold Winter” rimane ancora oggi il lavoro più noto dei Cinderella, grazie ai dati di vendita dell’epoca, che portarono alla band ben tre dischi di platino, e a una serie di brani che sono rimasti a tutt’oggi i più noti del gruppo. Ricordare i Cinderella, e quest’album in particolare, solamente per la ballad “Don’t Know What You Got (Till It’s Gone)” sarebbe, ancora una volta, riduttivo, proprio perchè si tratta del brano un po’ più commerciale e radiofonico; il rischio quindi è quello di lasciare da parte il riff selvaggio che apre “Gipsy Road“, la dolcezza soffusa di “Coming Home” e la title track, incantevole e gelida, un altro momento in cui le influenzze blues prendono il sopravvento e si uniscono in modo unico alla voce di Keifer, il cui falsetto è al proprio apice e segna un altro tratto distintivo del sound del gruppo. Inoltre, anche se la voce di Keifer è senza dubbio il tratto distintivo dei Cinderella, non bisogna dimenticare l’ottimo lavoro svolto dagli altri componenti della formazione, gli interventi della steel guitar e anche la presenza di Cozy Powell alla batteria in alcuni brani.
“Long Cold Winter” è uno di quegli album in cui il titolo è sufficiente per creare atmosfere in linea con esso, e grazie alle sue sonorità mai troppo “di plastica”, a differenza di altri album usciti nello stesso periodo, si distacca dal contesto classico dei lavori usciti nel periodo d’oro dell’hair metal. La forza dei Cinderella, a maggior ragione in questo caso, è stata proprio quella di avere mantenuto sempre un’originalità e un carattere fuori dal comune, tutti aspetti ben evidenti in un full length già maturo e ben definito negli obiettivi da raggiungere.

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