Sepultura – Recensione: Chaos A.D.

Era il 1993 quando i Sepultura di Max Cavalera davano alle stampe il capolavoro che porta il nome di “Chaos AD”, quinto album in studio della band e punto di svolta stilistico per il combo carioca.

Fino a quel momento i nostri avevano destato interesse con ognuna delle precedenti pubblicazioni, in particolar modo con “Arise”, album precedente a quello in esame, ma quell’anno entrarono di diritto nel firmamento delle band più influenti dell’Heavy Metal, partorendo una creatura che ad oltre venti anni di distanza suona dannatamente attuale, nelle tematiche quanto nella musica, un capolavoro senza precedenti per i Cavalera & Co.

Il Death Metal degli esordi lascia spazio alle visioni Punk/Hardcore di Max, i testi subiscono una decisa sterzata verso tematiche sociali, già per altro affrontate in album precedenti, ma qui la denuncia è palese, sfrontata, senza peli sulla lingua: si parla di guerre, come in “Territory” che affronta il conflitto tra israeliani e palestinesi, il tema della diversità affiora in “We Who Are Not As Othes”, “Biotech Is Godzilla” con le sue tematiche ambientali suggerite dall’amico Jello Biafra, “Slave New World” che si scaglia contro la censura, solo per citarne alcuni, un calderone di idee e fucina sovversiva che ha come fine contestazione ed insubordinazione.

Dal punto di vista musicale l’album è perfetto, non è passibile di critica alcuna, ogni traccia ha una propria identità fatta di riff dal groove incontenibile: l’opener “Refuse/Resist” è un assalto frontale, pochi accordi senza fronzoli, un assolo semplice, quello di Andreas Kisser, e dal sound inconfondibile con quel Wah Wah, ben noto ai chitarristi, appena accennato ed un drumming altrettanto unico sia nella timbrica che nello stile , quello di Igor Cavalera; neanche il tempo di respirare e “Territory” irrompe con i suoi toni apocalittici; segue “Propaganda” e la vena Punk Hardcore irrompe in tutta la sua velocità ed immediatezza, Max canta “Don’t Believe What You See, Don’t Believe What You Read”, la protesta pesa come un macigno; sulla stessa lunghezza d’onda la già citata “Biotech Is Godzilla”: disarmante nelle sue accelerazioni, sconvolgente nei testi, elemento da sempre fondamentale per la band di Belo Horizonte; “Kaiowas” è il primo vero e proprio esperimento in chiave tribale, un esperimento che vedrà importanti sviluppi nell’album successivo, ovvero “Roots”, ultimo album prima della separazione dei fratelli Cavalera, ultimo capolavoro per una band che non è più riuscita a ripetersi con release di pari livello. Infatti dopo l’uscita dell’album Max decide di seguire la propria strada, lontano dai Sepultura, per questo la band perde parte integrante della propria identità, la capacità di progredire artisticamente e reinventarsi, finisce col riciclarsi senza raggiungere risultati eclatanti.

Etichetta: Roadrunner

Anno: 1993

Tracklist:

01. Refuse/Resist

02. Territory

03. Slave New World

04. Amen

05. Kaiowas

06. Propaganda

07. Biotech Is Godzilla

08. Nomad

09. We Who Are Not As Others

10. Manifest

11. The Hunt

12. Clenched Fist


Sito Web: http://www.sepultura.com.br/

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