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Centinex – Recensione: Doomsday Rituals

Tornati alla carica un paio di anni fa con il discreto “Reediming Filth” i paladini del death metal svedese Centinex ci riprovano oggi, mantenendo inalterata la formula e senza di fatto produrre un risultato diverso da quanto già detto con il disco precedente.

Doomsday Rituals” ripropone infatti tutte le caratteristiche notabili del più classico death metal di maniera, come il suono sporco e tremolante delle chitarre, l’incedere ritmico incalzante e groovy, alternato dai consueti rallentamenti e le altrettanto comuni vocals profonde. Tutto qui? Più o meno si. In fondo il death metal suonato e concepito in un certo modo non esce da schemi che ormai anche i meno attenti tra gli ascoltatori hanno imparato a riconoscere e diventa impossibile creare una qualche combinazione inusuale se da venticinque anno gli ingredienti sono sempre gli stessi.

L’unico punto da discutere è se alla fine le canzoni proposte giustifichino un’ennesima aggiunta al corpus già cospicuo del genere oppure no. In questo caso ci sentiamo di dire che i Centinex il loro sporco lavoro in genere lo fanno, mettendo in campo un’energia notevole e la giusta grinta, ma rispetto al disco precedente ci pare che questa volta abbiano perso qualcosa nell’ispirazione.

In poco più di trenta minuti i nostri propongono infatti tutti i cliché del genere, conservando quella varietà che rimane fondamentale quando si approccia uno stile tanto usato, ma le singole canzoni non riescono a convincerci più di tanto.

Fanno comunque eccezione alcuni brani, come la cupa e doomeggiante “Dismemberment Supreme” o la più ritmata “Sentenced To Suffer”, che qualche emozione in più la lasciano. Nel complesso “Doomsday Rituals” rimane un disco ancora una volta formalmente ben confezionato e più che ascoltabile, ma con davvero poche idee da mettere in mostra e che potrà piacere probabilmente solo ai super-fanatici del genere.

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