Pale Divine – Recensione: Cemetery Earth

Caro, vecchio, inossidabile doom metal! I Pale Divine, three-piece dalla Pennsylvania e con dieci anni di attività alle spalle, presentano al pubblico ‘Cemetery Earth’, terzo full-length di una discografia non particolarmente produttiva ma conosciuta ed apprezzata all’interno del genere di riferimento.

Non c’è nulla di così originale o coraggioso nel sound dei Pale Divine, ma questa devozione ai Black Sabbath, ai Pentagram, ai Candlemass e ai Cathedral, la band la interpreta con una destrezza compositiva che rende l’ascolto fluido e gradevole.

I riff di chitarra avanzano lenti e oscuri, talvolta pregiati da parti di tastiera mai preponderanti ma perfette per donare ai brani quell’alone epico e avvolgente tanto caro agli ultimi Sabbath, quando Iommi e Tony Martin sembravano fatti l’uno per l’altro. Spazio ad aperture rockeggianti vicine ai Pentagram nelle belle ‘Broken Wings’ e ‘The Seventh Circle’, due episodi di un ascolto che non incontra particolari cali di tensione, se escludiamo qualche ripetizione evitabile nella parte finale dell’album, forse la meno interessante.

Il vocalist/chitarrista Greg Diener è dotato di una tonalità espressiva e potente, perfetta per interpretare le emozioni suggerite dal platter. Ai Pale Divine manca solo qualche idea più personale, le influenze sempre in bella vista tendono a farceli apparire ancora piuttosto derivativi, ma ‘Cemetery Earth’ farà certamente breccia in coloro che amano il doom tradizionale e senza tanti orpelli.

Voto recensore
6
Etichetta: I Hate / Masterpiece

Anno: 2007

Tracklist: 01.The Eyes Of Destiny
02.Fire And Ice
03.Broken Wings
04.(I Alone) The Traveller
05.Cemetery Earth
06.Empyrean Dream
07.The Seventh Circle
08.Soul Searching
09.Shadows Of Death
10.The Conqueror Worm

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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