Obituary – Recensione: Cause Of Death

Un atroce cumulo di teschi rinsecchiti, un trapassato imprigionato tra fitte e soffocanti ragnatele, un cadente arbusto popolato da spiriti in preda alla pura disperazione, un mostruoso bulbo oculare che fissa impietoso questo intricato insieme e, a troneggiare in questa non proprio idilliaca rappresentazione, un marchio grondante sangue… Obituary. Questa l’orrorosa e allo stesso tempo splendida cover di ‘Cause Of Death’. E sfilando il vinile dalla copertina ? (Usando un termine, ahime, desueto oggigiorno) La quintessenza del miglior death metal d’autore interpolata in musica… L’entrata in formazione del magnifico solista James Murphy, che sostituisce temporaneamente Allen West (si ricorda infatti che sin dal successivo ‘The End Complete’ il transfugo West tornerà al capezzale), coadiuva in maniera esponenziale il sound criptico dei floridiani che, amalgamando perfettamente dispotiche sfuriate a soffocanti rallentamenti, trovano il giusto equilibrio per rendere assolutamente letale (è proprio il caso di dirlo) l’intero corpus dell’opera.

Si aprono le danze funebri con ‘Infected’ che dopo una breve introduzione agghiacciante si schiude subito con un solo di Murphy e, subito dopo, con delle fulminee accelerazioni che tramortiscono quasi quanto gli straziati vocalizzi di John Tardy, ‘The Voice Of Death Metal’, come lecitamente lo avevano insignito negli Stati Uniti. Le taglienti chitarre di chiaro stampo frostiano eseguite da Trevor Peres fanno piazza pulita in ‘Body Bag’ per divenire ancor più abrasive in ‘Chopped In Half’, un vero must per il death, dilaniato con una delle accelerazioni più cariche d’impatto mai concretizzate. Il giusto dazio ai Celtic Frost viene pagato con la cover del classico ‘Circle Of The Tyrants’: il risultato, come rare volte accade, è addirittura superiore alla già monumentale versione originale. Un mid schiacciasassi si impossessa inizialmente di ‘Dying’ per poi planare in territori estremamente rallentati ornati dalle urla disumane di John Tardy che recita “we’re dying, for our souls to learn”. Rammentiamo che le liriche composte dal frontman non sono mai comparse nei booklet dei lavori degli Obituary per evitare la prassi censoria ed altri problemi legati al significato non troppo recondito degli stessi. Si passa alla scheggia ‘Find The Arise’ che ci riporta direttamente al precedente ‘Slowly We Rot’ e l’eccidio continua pure nella doomy title-track, che certifica la maestria di Donald Tardy (oggi session per la nuova rock-sensation Andrew W.K.), uno dei più completi drummer dell’epoca, nella funebre ‘Memories Remain’ e nella terminale ‘Turned Inside Out’ dove ancora risulta il lavoro d’ensemble a spadroneggiare, sovrastato da assoli di assoluto valore del solito Murphy che conclude in maniera eccelsa e ci consegna, insieme agli altri protagonisti, una prova di gran classe.

Corre l’anno 1990 e la scena death si sta predisponendo ad ascendere verso il culmine, gli Obituary rilasciano il proprio capolavoro e si inseriscono prepotentemente tra le punte di diamante del genere, forgiando uno dei platter più distintivi e plumbei mai realizzati. L’intento di trasporre il profondo orrore in musica è perfettamente centrato incidendo così il necrologio ‘Cause Of Death’ sul marmo lapideo e facendone uno degli highlight assoluti del movimento estremo.

Etichetta: Roadrunner Records

Anno: 1990

Tracklist: Infected
Body Bag
Chopped In Half
Circle Of The Tyrants
Dying
Find The Arise
Cause Of Death
Memories Remain
Turned Inside Out
Infected
Memories Remain
Chopped In Half

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