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Carnifex – Recensione: Graveside Confessions

I Carnifex, e questo lo sappiamo bene, sono ormai una delle band che meglio incarnano lo spirito del Deathcore. Un sound forte, aggressivo, rapido e maestoso. A due anni dal loro ultimo album, “World War X”, la band californiana è pronta a mostrarsi ancora una volta degna del genere che, assieme ad altre grandi band, rappresenta.

Come si presenta dunque questa nuova fatica intitolata “Graveside Confessions”? Innanzitutto, con una fantastica copertina realizzata dal rinomato artista inglese Godmachine. Un artwork semplice ma d’effetto, che illustra molto bene il titolo dell’album. Musicalmente si dimostra subito un lavoro pazzesco. C’è tanta violenza nelle sonorità e questa peculiarità dei Carnifex sarà onnipresente in tutti i brani, dando però spazio a volte a passaggi lenti o intermezzi melodici, in un unico concentrato di energia e mestizia. Un’energia oscura, oserei dire, vista l’importante componente Black che caratterizza le sonorità della band di San Diego. Ogni brano è uno sfogo, una confessione, appunto come da titolo, secondo quanto dichiarato dal frontman Scott Ian Lewis, che considera l’album davvero intenso e che è stato per lui una sorta di viaggio interiore. Infatti, sebbene l’intero “Graveside Confessions” sia permeato da questa atmosfera tenebrosa, l’ascoltatore può compiere un vero e proprio viaggio tra i vari stati d’animo, passando dalla rabbia pura di “Pray For Peace”, ad esempio, alla malinconia presente in ”Cursed”. Una malinconia che raggiunge la sua massima espressione nella bellissima “January Nights”, un suggestivo brano strumentale. Nell’album trova spazio un’interessante cover di “Dead Bodies Everywhere” dei Korn e tre vecchi brani rimasterizzati.

“Graveside Confessions” è quindi un album molto interessante e davvero ben realizzato, sia musicalmente, sia per quanto riguarda tematiche e testi. Maturo, profondo e deciso, un altro colpo a segno per i Carnifex.

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