Metallus.it

Memory Garden – Recensione: Carnage Carnival

Dopo otto anni di inattività torna una delle istituzioni del doom metal nordico e lo fa con un lavoro di spessore che non teme confronti eccellenti. Nel campo quello che conta è sapere girare intorno alle stesse atmosfere senza mai ripetersi e trovare il perfetto equilibrio tra gli ingredienti. Si tratta di una miscela solo apparentemente semplice, che è invece facile far scendere nella ripetizione tediosa. Una trappola che i Memory Garden riescono ad evitare abilmente, poggiando il proprio songwriting su solide basi tecniche e riuscendo a deformare a piacimento i confini di genere. Se pur a piccoli passi la band è infatti sempre cresciuta sin dall’esordio “Tides” del 1996 e anche con questo “Carnage Carnival” è possibile intravedere piccoli cambiamenti nel suono e una scrittura dei pezzi studiata a fondo che mette in evidenza di volta in volta caratteristiche diverse. Si ascoltano così momenti ricchi di pathos epico ed altri di stampo più tecnico-progressivo che rimandano senza dubbio all’esperienza accumulate negli anni dai musicisti coinvolti in band come Abstrakt Algebra e Memento Mori. Assolutamente seducenti solo le linee vocali del singer Stefan Berglund: è lui la vera anima power del gruppo e quando la band lo supporta con il proprio incedere possente ne escono altissimi esempi di come si possano abbinare in modo costruttivo elementi solo apparentemente contrastanti come il dinamismo del power-prog e la magniloquente stabilità ( e non staticità) dell’epic a tinte scure. Una combinazione mai pretenziosa che mira in primo luogo ad essere emotivamente coinvolgente e che può essere definita a buon diritto “metal classico”, non nel senso improprio di “vecchio stile”, ma nel significato più alto di “senza tempo”. Non solo doom, per concludere, ma una visione della musica che partendo da fondamenta antiche si trasforma in qualcosa che merita la vostra attenzione indipendentemente da ogni considerazione stilistica.

Exit mobile version