Cambio Radicale – Recensione: Gioco Al Caos

E’ una presentazione piuttosto semplice quella dei Cambio Radicale: la band nasce dalle ceneri della Valerio Franchi Band (autrice di un unico album nel 2012), spinta dal desiderio di dare una nuova e più completa forma a diverse idee dello stesso cantante, in sodalizio con il chitarrista Cesare Fioriti. Con una formazione completata da Vito Svi al basso e Paolo Caridi alla batteria, senza trascurare lo zampino eccellente di Michele Luppi al mastering, il quartetto si presenta con un menu di otto brani cantati in italiano aventi come filo conduttore la frenesia della vita in questi tempi moderni (“Stati d’Ansia”), in un album concepito tra Modena e Reggio Emilia, e quindi dalla forte connotazione padana. E non c’è niente di meglio dell’incipt di batteria in battere e basso per inaugurare le danze di un album di quelli terreni diretti e ruspanti, alla Filippo Malatesta / Litfiba prima maniera / Steve Rogers Band, ma con quel tocco di heavy in più dato dall’incisività delle ritmiche di chitarra e dalla sostanza dei cori, qui davvero pregevole.

Nonostante una produzione come prevedibile funzionale, ma questa volta nel senso migliore del termine, “Gioco Al Caos” è meglio di quanto forse lui stesso non creda: se infatti la sua timida presentazione si avvale di un tono degno del più compassato understatement anglosassone, i suoi otto episodi sono tutti contraddistinti da un tiro genuino e dalla mancanza di ingenuità. Il primo brano, “Tempesta” appunto, divora i suoi quattro minuti con un ritornello che si fissa in testa anche grazie alle sue allitterazioni made in Italy, con un drumming più spinto di quanto il rock tricolore non ami di solito concedersi ed un approccio parecchio arrembante, che ritroviamo anche nella successiva “Freneticamente”. C’è insomma una bella continuità tra brano e brano, con un’intensità che non solo non accenna a diminuire, ma che se possibile cresce ulteriormente grazie agli innesti di tastiere (ad opera dello stesso Fioriti) e ad una prestazione di Valerio che – idealmente – lo vede crescere in fiducia e consapevolezza minuto dopo minuto, fino alle densissime battute finali.

Urca, ti viene da esclamare ascoltando “Gioco Al Caos”, perché se a fine 2023 si volesse fare il punto sul rock indipendente cantato in italiano, ci si accorgerebbe che questo album, sotto le mentite spoglie di un prodottino realizzato sorseggiando lambrusco, ha in realtà molto da dire e da cantare. Molto del messaggio lo si deve ai testi, notevoli se si considera che, quando non si possono nascondere le solite frasi dietro al paravento dell’inglese, la salita si fa necessariamente più ripida. Ma anche questo non sembra scoraggiare i nostri, capaci di trovare un equilibrio tra la melodia tipica del pop italiano (“Anima”) e quell’approccio grintoso che, nonostante il cantato tutto sommato composto, permette loro di sentirsi assolutamente a casa sulle nostre ferrosissime pagine. I Cambio Radicale hanno una notevole consapevolezza, che li tiene saldamente al loro posto, sia dal punto di vista stilistico che da quello del puro assemblaggio dei pezzi: inclini ad un rock ruvido nelle forme, ma quadrato dal punto di vista ritmico e sillabico, i quattro sfruttano i loro punti di forza per trascinare l’ascoltatore in un gradevole vortice di ritornelli ed assoli, concedendosi anche il lusso di qualche divagazione, come evidenziato da una title-track potente anche nella difficoltà tonale di alcuni dei suoi passaggi.

Questo primo disco dei Cambio Radicale mi ha fatto venire in mente un’altra realtà proveniente dall’Emilia, quei Blade Cisco dei quali ebbi l’opportunità di recensire l’ottimo “Edge Of The Blade”. In questo caso, però, il valore aggiunto è rappresentato dal cantato in italiano, che la band di Franchi & Fioriti modella con penna affilata ed artistica autorevolezza, anche quando alle prese con tematiche di agghiacciante attualità (“Pazzo”). Molto bene, infine, la durata di questo primo sforzo: con i suoi trentotto minuti “Gioco Al Caos” dà proprio l’impressione di sapersi fermare al punto giusto, nell’esatto momento in cui vorresti ascoltarne di più, e l’unica soluzione è quella di tornare a “Tempesta” facendo un altro giro sull’unica giostra al momento disponibile. Spuntato fuori un po’ dal nulla, con le sue poche parole ed i suoi sobri aggettivi, il debutto dei Cambio Radicale è in realtà un disco dalla corteccia solida, ma che all’occorrenza sa anche farsi dolce, melodioso, italiano e rock (“Non Ti Ho Detto Mai”, “Vita”) come – così, a memoria – ricordo le più belle canzoni dei sottovalutati e dimenticatissimi Zurawski. Il loro biglietto di visita avrà anche bisogno di qualche limatina qua e là, per giocarsela ad armi pari con le produzioni importanti, ma in fondo è il suo essere un orgoglioso Davide contro Golia che lo rende ancora più energico, umano e vicino al nostro ansioso quotidiano.

Etichetta: Nadir Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. Tempesta 02. Freneticamente 03. Cambio Radicale 04. Anima 05. Pazzo 06. Non Ti Ho Detto Mai 07. Stati D’Ansia 08. Vita
Sito Web: facebook.com/CambioRadicaleBand

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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