Pharaoh – Recensione: Bury The Light

Il quarto album da studio dei Pharaoh non tradisce le attese e conferma un ulteriore piccolo balzo in avanti nella costruzione di una discografia che diventa più solida e ineccepibile disco dopo disco.

I Pharaoh propongono un US power metal quadrato e massiccio che pesca da nomi altisonanti come Helstar, Meliah Rage e Sanctuary, aggiungendo dosi di melodia nelle chitarre che non sempre fanno capolino con grande evidenza.

Di certo però è la costruzione del brano a farla da padrone e quindi i cori melodici tipici del power metal europeo qui non sono di casa; al contrario trovano grande spazio il basso di Chris Kerns (da ascoltare in brani come “Graveyard of Empires”, in cui il quattro-corde detta tutti i passaggi più significativi e spesso svetta sugli altri strumenti) e la batteria di Chris Black, sempre alle prese con cambi di ritmo e rapide accelerazioni.

A nostro avviso rimane un po’ in secondo piano la prestazione al microfono di Tim Aymar, anche perché a causa del tono medio e del vocione roco che utilizza non dona all’ascoltatore una gamma interpretativa degna di nota.

Matt Johnsen, alla chitarra, svolge un eccellente lavoro di rifinitura melodica dello scheletro costruito dalla linea ritmica e arricchisce spesso i brani con assoli mai eccessivi che donano un quid di tecnica e interpretazione con non guasta; ottimo esempio è la parte solista di “Burn With Me”, che non solo si fa gustare ma fa da anteprima ad un assolo di basso di Kerns di ottimo gusto.

Il CD inizia alla grande con “Leave Me Here to Dream”, opener che racchiude già tutti i pregi ed i difetti del combo, a partire da un’ottima prova al basso dell’eroe Chris Kerns (già apprezzato con i Dawnbringer, gli High Spirits e i Superchrist), in primissimo piano fin dai primi secondi del pezzo. La canzone alterna accelerazioni e parti più cadenzate che fanno esplodere tutto il vigore del combo statunitense.

Altro pezzo al fulmicotone è “In Your Hands” che inizia con un minuto di apoteosi power strumentale per poi continuare in una cavalcata in stile Omen davvewro godibile. I nostri colpiscono nel segno anche con la track più epica dal titolo “Castles In The Sky”, uno dei rari esempi in cui anche il singer conquista l’ascoltatore.

I Pharaoh riescono a convincere anche con track più costruite come “The Year Of The Blizzard”, che inizia con un’introduzione lenta e malinconica che ci fa ascoltare Johnsen in acustico e un buon Tim alla voce; il brano si sviluppa poi un cadenzatone che non regge il confronto con i passaggi più melodici che ritornano più avanti nel minutaggio della canzone. Il pezzo chiude con un’accelerazione stupenda (grandioso il batterista) che rialza decisamente il tono globale della release.

Nel complesso “Bury The Light” è consigliato a chi apprezza il power più tecnico e gode delle evoluzioni ritmiche dei musicisti.

Voto recensore
7
Etichetta: Cruz Del Sur

Anno: 2012

Tracklist:

01. Leave Me Here To Dream
02. The Wolves
03. Castles In The Sky
04. The Year Of The Blizzard
05. The Spider's Thread
06. Cry
07. Graveyard Of Empires
08. Burn With Me
09. In Your Hands


Sito Web: http://www.solarflight.net

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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