Metallus.it

Assassin – Recensione: Breaking The Silence

Assurti allo status di cult band grazie ad un paio di album poco più che discreti negli anni ottanta i crucchi Assassin sono tra quelli che hanno provato già qualche tempo fa il rientro sulla scena, ma il pessimo “The Club” aveva subito stroncato le velleità della band e messo nuovamente in seria discussione il proseguimento della carriera.

Contro ogni pronostico e con una abnegazione davvero encomiabile gli Assassin non hanno però gettato la spugna e a distanza di sei anni ci provano un’altra volta, questa volta con le spalle ben coperte da un contratto discografico con la vecchia label Steamhammer e un nuovo album finalmente di buona fattura.

Il campo di gioco rimane il classico thrash sparato a velocità supersonica e privo di finezze o impianti melodico, ma stavolta la band azzecca sia il suono (la produzione è del “vecio” Harris Johns) che le singole tracce, mettendo così una seria ipoteca sull’approvazione del thrasher amante dell’old school.

La voce sporca e grattata di Robert Gonnella non è esattamente di una bellezza botticelliana, ma spinge con efficacia e aggressività le linee vocali di brani incendiari e incalzanti come la title track, “Raise The Dark”, “No Fear” e “Judas”. Appena un po’ più lunghi e ragionati sono invece brani come “Turf War” e “Destroy The State”, ma la norma del disco è non andarci troppo per il sottile, picchiare duro e urlare nel microfono con rabbia inconsulta. Esempio ben descritto dal finale tipicamente thrash/fun/core di “I Like Cola”.

Non possiamo parlare sicuramente di grande inventiva o qualità superiore nella scrittura dei brani, ma in fondo non è che negli Assassin ci si aspetti di trovare tali caratteristiche. Il gruppo ha messo però in questa nuova uscita una grinta degna di una band agli esordi e la voglia di fare casino è di quelle che attirano simpatia. Approvato!

Exit mobile version