Assassin – Recensione: Breaking The Silence

Assurti allo status di cult band grazie ad un paio di album poco più che discreti negli anni ottanta i crucchi Assassin sono tra quelli che hanno provato già qualche tempo fa il rientro sulla scena, ma il pessimo “The Club” aveva subito stroncato le velleità della band e messo nuovamente in seria discussione il proseguimento della carriera.

Contro ogni pronostico e con una abnegazione davvero encomiabile gli Assassin non hanno però gettato la spugna e a distanza di sei anni ci provano un’altra volta, questa volta con le spalle ben coperte da un contratto discografico con la vecchia label Steamhammer e un nuovo album finalmente di buona fattura.

Il campo di gioco rimane il classico thrash sparato a velocità supersonica e privo di finezze o impianti melodico, ma stavolta la band azzecca sia il suono (la produzione è del “vecio” Harris Johns) che le singole tracce, mettendo così una seria ipoteca sull’approvazione del thrasher amante dell’old school.

La voce sporca e grattata di Robert Gonnella non è esattamente di una bellezza botticelliana, ma spinge con efficacia e aggressività le linee vocali di brani incendiari e incalzanti come la title track, “Raise The Dark”, “No Fear” e “Judas”. Appena un po’ più lunghi e ragionati sono invece brani come “Turf War” e “Destroy The State”, ma la norma del disco è non andarci troppo per il sottile, picchiare duro e urlare nel microfono con rabbia inconsulta. Esempio ben descritto dal finale tipicamente thrash/fun/core di “I Like Cola”.

Non possiamo parlare sicuramente di grande inventiva o qualità superiore nella scrittura dei brani, ma in fondo non è che negli Assassin ci si aspetti di trovare tali caratteristiche. Il gruppo ha messo però in questa nuova uscita una grinta degna di una band agli esordi e la voglia di fare casino è di quelle che attirano simpatia. Approvato!

Voto recensore
7
Etichetta: Steamhammer / Audioglobe

Anno: 2011

Tracklist:

01. Breaking the Silence 05:00
02. Raise in the Dark 03:16
03. Judas 03:12
04. Turf War 05:23
05. Destroy the State 06:10
06. No Fear 04:00
07. Kill or Be Killed 03:50
08. Real Friends 03:27
09. Strike Back 04:41
10. I Like Cola 04:13


Sito Web: http://www.myspace.com/assassinthrashmetal

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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