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Jayce Landberg – Recensione: Break The Spell

La Svezia continua a sfornare musicisti, i quali a loro volta continuano ad essere influenzati con chiarezza da certi grandi nomi, sempre gli stessi fra l’altro. L’artista esordiente in questione risponde al nome di Jayce Landmerg, un chitarrista relativamente giovane (ha da poco passato la trentina) e influenzato dal suo compaesano Yngwie Malmsteen. Non si può pensare altro da quando si vede la copertina dell’album che, dragone a parte, è una chiara citazione di quella di “Eclipse”. Alla voce c’è poi Goran Edman, artista che in questo momento si sta dedicando a una serie di collaborazioni di vario genere e che si presta all’occasione così come si era prestato all’inizio degli anni ’90 sempre per Malmsteen. Questo però non è un problema, considerato che Edman è senz’altro uno dei cantanti migliori con cui Malmsteen abbia collaborato. Lo stile di Landberg si richiama con chiarezza agli anni ’80, soprattutto in “Break The Spell” e “Flirting With Your Wesson”, entrambi pezzi facili da ricordare e abbastanza piacevoli. L’influenza del neoclassico è più evidente in “Black Magic” e in “Kusamura”, brano strumentale non molto lungo, a cui si aggiunge “Dawn”, che contiene un breve intermezzo cantato da un soprano lirico. “Left On A Dream” si può invece trascurare benissimo, in quanto si tratta di una ballad acustica caratterizzata da una musica molto raffinata, ma anche da un testo adattissimo per il taglio delle vene. Il disco è comunque interessante anche se per niente innovativo; il mercato della chitarra è pieno di artisti che desiderano mettere a frutto le proprie conoscenze tecniche, ma che al tempo stesso devono per forza di cose sviluppare un proprio stile e una proprio personalità, in particolare nel neoclassico, un genere fin troppo copiato. Jayce Landberg è a metà strada fra la banalità più totale e un potenziale successo, bisognerà vedere quale sentiero riuscirà ad intraprendere.

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